Supu ya kuku – zuppa di gallina (Zanzibar)
ottobre 22, 2008 on 7:24 pm | In cucina tipica e ricette | No CommentsIngredienti per 6 persone
½ cipolla
150g di verze
1 pomodoro
1 gambo di sedano
50g di burro
1 gallina (ca 1kg)
½ l d’acqua
1 cucchiaino di sale
½ cucchiaino di pepe nero macinato
Questo piatto e’ più saporito se mangiato il giorno dopo averlo cucinato, si consiglia di cucinarlo quindi con un giorno in anticipo.
Saltare in una pentola la cipolla tritata finemente, il burro, le verze lavate e tagliate a fettine, il pomodoro e il sedano lavati e tagliati a dadini.
Quando la cipolla comincia a imbiondire, aggiungere la gallina, farla rosolare, salare e pepare e poi aggiungere 1l d’acqua fredda.
Far bollire per circa un’ora a fuoco lento. Rimuovere la carne e tagliarla a dadini, privandola della pelle. Aggiustare di sale e di pepe e mischiare la zuppa con i dadini di carne a freddo in una zuppiera.
INFLAZIONE NERA
ottobre 20, 2008 on 7:12 pm | In Africa | No CommentsLa crisi economica che negli ultimi mesi ha colpito le varie economie nazionali in tutto il mondo pesa drammaticamente anche sui bilanci dei paesi del sud, dall’Asia all’America latina, e chiaramente, l’Africa, dove in molti paesi la popolazione, ormai allo stremo, è scesa in piazza. “Ma le risorse ci sono” lo sostiene il professor Pasquale De Muro, docente di Economia dello sviluppo all’Università degli studi Roma Tre. E padre Alex Zanotelli racconta l’iniziativa della Jubilee debt campaign: un digiuno planetario contro il debito dei paesi poveri e l’aumento degli alimentari.
Contro l’inflazione manifestazioni in tutta l’Africa
Non è ancora rientrata completamente la crisi sociale in Costa d’Avorio, dopo che la popolazione è scesa in piazza per protestare contro il costo della vita e l’inflazione.
La Mauritania, sulla quale una grave crisi alimentare per il 2008, ha promulgato un decreto d’emergenza, nella speranza di riuscire a frenare l’impennata dei prezzi.
In Camerun il malcontento della popolazione, esasperata dalle istituzioni, ma anche dal continuo aumento del costo della vita, si è trasformato in protesta alcuni mesi fa, ad inizio febbraio. 40 manifestanti sono morti negli scontri con la polizia, ad oggi oltre 700 persone sono già state condannate a pagare delle multe per i danni causati durante le proteste. Il governo ha promesso di prendere nuove misure per far fronte all’inflazione, ma al momento il trend di aumento dei costi non è cambiato.
Per arginare la corsa al rialzo del riso e degli altri cereali, la Liberia ha firmato un accordo di cooperazione con la Svizzera, che permetterà di costruire la prima grande azienda agricola del paese.
In Repubblica Centrafricana il parlamento ha cercato di giocare d’anticipo, chiedendo al governo provvedimenti urgenti, come l’eliminazione dell’iva sui beni principali e la creazione di un ente di controllo dei prezzi, prima dello sfociare di manifestazioni popolari di protesta.
In Guinea il governo ha dovuto cancellare i sussidi che contenevo l’aumento di benzina e gasolio sul mercato internazionale. Come risultato i prezzi sono aumentati più del 60% al litro.
In Burundi sono stati gli importatori di benzina a costringere il governo a rivedere i prezzi: bloccando le importazioni hanno costretto il paese a lunghe file di fronte ai distributori di benzina.
Manifestazione pacifiche, almeno finora, in Burkina Faso, organizzate dai sindacati e dalla società civile, che chiedono misure sociali per attenuare l’impatto della crisi economica, e per un aumento di salari e pensioni dei dipendenti pubblici del 25%. Manifestazioni simili anche in Mozambico, ed in Senegal.
Economie in ginocchio
Il normale trend di costante aumento del costo della vita si è impennato vertiginosamente a partire dall’estate del 2007, anche in contemporanea alla crisi economica americana dei sub-prime.
Non esiste una sola causa: il fenomeno è imputabile ad una combinazione di “fattori esplosivi”, a partire dall’aumento dei consumi generalizzato anche nei paesi più poveri, e soprattutto dall’enorme richiesta di materie prime da parte dei “giganti asiatici”, soprattutto Cina e India. Ne risentono soprattutto quei paesi costretti a importare molti prodotti alimentari, perché sprovvisti di un’industria manifatturiera.
Ad influire sui costi del settore agricolo ha contribuito anche l’aumento del prezzo del petrolio. Nonostante molti paesi africani e del sud siano grandi esportatori di oro nero, dipendono ancora dai paesi stranieri per poter raffinare il greggio, e il prezzo del carburante incide sul trasporto dei beni di consumo e sulla produzione agricola stessa.
La neonata industria per la produzione di bio-carburanti, sottrae inoltre importanti risorse per il settore alimentare, facendo diminuire le scorte e aumentare quindi i prezzi. Un indice dello stretto rapporto che intercorre tra energia e costo del cibo.
In media, nei paesi africani e non solo, il costo della vita, soprattutto legato ai beni di base, è cresciuto del 55% negli ultimi nove mesi. Il fenomeno colpisce chiaramente le fasce più deboli della popolazione , e nel giro di poco tempo i governi si vedranno costretti ad affrontare il problema della denutrizione e della fame. Dal vertice dei ministri dell’economia africani, ad Addis Abeba la prima settimana di aprile, sono partite alcune iniziative, come la creazione di un Fondo africano di petrolio, destinato ad aiutare le economie dei paesi importatori. Iniziative che non potranno cambiare il panorama in maniera significativa.
Anche i paesi del G8, riunitisi a Tokyo con i paesi donatori emergenti (Brasile, Cina, India, Indonesia, Malesia, Messico, Corea del Sud e Sudafrica), hanno affrontato il problema del rincaro del costo della vita. I ministri per lo sviluppo hanno ammesso che il fenomeno rischia di compromettere il processo di sviluppo economico in corso in molti paesi, soprattutto africani. Hanno inoltre chiesto alla comunità internazionale di affrontare questo problema. Ma in merito al rincaro del costo della vita, non hanno deciso nessuna manovra concreta da adottare.
la terra sta cambiando?
ottobre 16, 2008 on 4:03 pm | In Africa | 3 CommentsNegli ultimi giorni avevo parlato di due temi importanti, la schiavitù ed il degrado dell’ambiente e lo sviluppo umano.
Sono di ieri due notizie in italia che toccano da vicino questi temi.
A prima vista non hanno nulla a che fare con il tema di questo blog, l’africa, ma se riteniamo l’africa la madre della terra e se andiamo a ben vedere sono perfettamente in tema.
E questa volta purtroppo non riuscirò a trattare queste due notizie in tono molto distaccato, mi colpiscono troppo.
Ecco le due notizie: si parla di creare classi di ingresso separate nelle scuole per bambini che non parlano la lingua italiana ed stato chiaramente detto che l’italia e l’europa in questo momento non sono in grado di attuare ciò che l’unione europea aveva deciso un anno fa in tema riduzione gas serra ed emissioni sostanze inquinanti, “in questo momento le aziende italiane non sono in grado di sostenere i costi per attuare la riduzione”, “l’italia è pronta a porre il veto”, “non è il momento per l’europa di fare i donchisciotte, quando stati uniti e cina non intendono assolutamente rispettare il protocollo”.
Il razzismo è sempre esistito, ma adesso siamo di fronte ad un razzismo dettato dalla paura della povertà, abbiamo paura di chi arriva qua da noi, è diverso ed è pronto a fare ciò che noi non vogliamo più fare, abbiamo paura di chi arrivando da noi ed inserendosi in fasce della nostra società ci renderà un po’ più poveri, abbiamo paura di perdere una “fetta della torta” che ci siamo faticosamente guadagnata e sudata, e la paura diventa intolleranza e l’intolleranza diventa generalizzazione ed i criminali sono solo extracomunitari… no i criminali sono poveri oppure “professionisti”, i poveri lo fanno per necessità spesso, i professionisti lo fanno per arricchirsi a dismisura alle spalle di tutto e tutti.
E guardate come si collega questo discorso alle condizioni della terra:
la rivoluzione industriale ha fatto crescere il benessere di una parte dell’umanità, poi questa parte ricca del mondo per diventare ancora più ricca ha deciso che tutto il resto del mondo doveva consumare, per rendersi poi conto che la terra non è in grado di sostenere 8 miliardi di persone che consumano tutte quante come il mondo occidentale, ma ormai il processo era partito… la terra sta reagendo, molto male secondo il nostro punto di vista…ma si sta semplicemente difendendo e si sta preparando ad eliminare l’elemento di disturbo, “l’uomo”!!!
la terra sta accettando delle perdite, scomparsa di specie animali o vegetali, cambiamenti climatici e geologici… ma si sta curando e si sta preparando ad un cambiamento… un cambiamento in meglio probabilmente, perché se l’uomo non è in grado di conservare, proteggere e preservare per sé e le generazioni future ciò che ha e condivide in armonia con il “tutto”, da migliaia di anni, è meglio che scompaia e la terra proseguirà nel suo processo di crescita…
pochi “professionisti” si stanno arricchendo a dismisura passando sopra a tutto e tutti, stanno decidendo la fine della vita e della terra come la conosciamo,
su cui vivi però anche tu… stanno decidendo anche per te ed alle tue spalle…
Roberto
Tratta degli schiavi nell’Africa australe: 100 al giorno
ottobre 15, 2008 on 4:43 pm | In Africa | No CommentsVoglio parlare oggi di un problema dimenticato ma purtroppo sempre attuale ed ancora vivo, collegandomi ad un articolo comparso su “La Gazzetta del Sud Africa”, che riporto integralmente, la tratta degli schiavi.
Pochi lo sanno ma nel 2000 si calcolava che nel mondo esistessero ancora circa 27 milioni di schiavi, ( alcune organizzazioni umanitarie parlavano addirittura di 100 milioni )…
E ad oggi la situazione non è cambiata…si trovino essi nell’africa subsahariana, africa australe, asia, america latina…siano essi bambine o giovani, uomini, donne…
Lavorano in ogni parte del mondo per produrre ricchezza a costo zero…
Nella profondità amazzoniche trasformano la foresta in carbone, nelle campagne del punjab trasformano la creta in mattoni, nei bordelli della thailandia muoiono di aids, vivono e muoiono nelle case dei mori nell’africa mussulmana, si sfiancano nei più degradanti lavori domestici in insospettabili case di londra, parigi o new york.
La nuova schiavitù del debito rimpiazza la schiavitù di sangue, oggi è la miseria a rendere schiavi, non più il colore della pelle, la razza o la religione.
È una piaga che invece di scomparire prospera, il problema è che la molla è il denaro, gli schiavi muovono un giro d’affari miliardario, procurano enormi profitti, è vergognoso pensare a come l’uomo non abbia scrupoli ed usi ogni mezzo per arricchirsi.
L’uomo ha inventato la schiavitù per arricchirsi, è indubbio, mano d’opera a costo zero, cosa può esserci di meglio…
In india ed in tutto il sud est asiatico la piaga maggiore è data dalle schiave per prostituzione, poi esiste la schiavitù per debiti, un bambino nasce schiavo a causa dei debiti del padre e della famiglia e muore schiavo.
Nell’africa subsahariana esistono ancora gli schiavi neri dei notabili bianchi mauri, in america latina esistono gli schiavi impiegati nelle miniere a cielo aperto o nelle zolfatare o per deforestare.
Anche nel mondo occidentale esistono gli schiavi, nelle nazioni moderne vi sono migliaia di persone ridotte in schiavitù ed impiegate nel mondo della prostituzione o manovalanza a basso costo.
Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo libro.
“I NUOVI SCHIAVI” di Kevin Bales – feltrinelli editore milano
Roberto
Tratta degli schiavi nell’Africa australe: 100 al giorno
DA La Gazzetta del Sud Africa
Malelane (Kruger Park) – “Mi avevano detto che sarei andata verso una vita migliore”, racconta Rosallio Nyasoro, nove anni, ricordando come era stata attirata in Sud Africa prima di essere venduta come donna di servizio per 50 dollari. Come migliaia di altri giovani mozambicani, Nyasoro, contrabbandata attraverso il confine fra Mozambico e Sud Africa due anni fa, ha subito scoperto che le promesse di un’amica di famiglia, che si faceva chiamare “zia”, erano vuote. Quando arrivò dall’altra parte del poroso confine sudafricano fu subito messa nelle mani di un’altra donna che la portò in un vicino villaggio. Qui fu costretta a lavare i panni di una famiglia numerosa. La cosiddetta “zia” ricevette 350 rand ( per darvi un’idea circa 30 euro ) per il suo ruolo di contrabbandiera di esseri umani. Nyasoro non ricevette un centesimo per il suo lavoro.
Fu soltanto dopo un’incursione degli operatori sociali della zona che la miserabile vita di Nyasoro ebbe finalmente fine. Adesso la bambina sta tentando di recuperare la sua infanzia in una casa sicura gestita da un’organizzazione di beneficenza, nella quale vive con altri bambini, molti dei quali orfani, che hanno avuto esperienze simili alla sua.
Gli operatori sociali dicono che, con l’economia sudafricana in grande espansione, il fenomeno della tratta degli schiavi sta diventando sempre più comune in questa estremità del continente più povero del mondo. La povertà e la speranza di una vita migliore sono alla base dell’aumento del traffico di esseri umani secondo Vusi Ndukuya, che lavora per l’Amazing Grace Children’s Home, nella quale Rosallio è adesso ospite.
Circa 100 bambini del Mozambico e dello Swaziland sono trasportati ogni giorno di nascosto in Sud Africa e venduti a “mareyanas” (trafficanti), secondo Ndukuya. La destinazione finale è solitamente Johannesburg, dove possono fermarsi o essere poi spediti in Europa o Asia, dove poi tante giovani donne finiscono per essere risucchiate in una vita di prostituzione e pornografia. “I bambini più piccoli sono spesso venduti come operatori domestici o, peggio ancora, per essere usati come donatori di organi o per attività criminali o per fare i braccianti agricoli. I più grandi finiscono nelle locali case di prostituzione o in quelle di Johannesburg. Il prezzo da pagare per essere liberati è molto alto”.
Anche secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione delle Nazioni Unite, l’Africa australe è “un terreno fertile per… il traffico di esseri umani”, che è svolto da criminali “altamente organizzati”, con la complicità di poliziotti e funzionari dell’immigrazione che dovrebbero impedire tali traffici. Il rapporto identifica Mozambico, Malawi e Lesotho come “i paesi da cui provengono in maggioranza le donne e i bambini venduti in Sud Africa”. Il portavoce della IOM Maciej Pieczowski ammette che il traffico di essere umani è difficile da controllare. “A differenza delle droghe… con gli esseri umani è difficile dire quanti se ne vendono, ma siamo convinti che siano tanti”. Gli operatori sociali e la polizia condividono la convinzione che la mancanza di leggi contro il traffico di esseri umani nella maggior parte dei paesi della regione ha contribuito a far crescere quello che molti considerano il moderno traffico di schiavi.
Ecologia e sviluppo
ottobre 11, 2008 on 11:39 am | In Africa | No CommentsOggi è una giornata un pò particolare per me, un mucchio di pensieri si affacciano, passano, fanno capolino, ritornano nella mia mente, è una giornata strana…
ho voglia di scrivere due righe su un tema che mi sta a cuore da sempre, lo sviluppo tecnologico ed industriale del mondo occidentale.
forse sarebbe il momento per tutti quanti che si tornasse a ricercare l’armonia fra la “madre terra”, gli animali e noi essere superiori, “la razza umana”, però credo che si debba fare in fretta, prima di arrivare al punto di non ritorno…
ho trovato un vecchio articolo del 2002, incredibilmente attuale e profetico, che tocca a 360° i problemi della terra e di tutti noi, che ci fa vedere che in 6 anni nulla è migliorato, anzi sta peggiorando tutto molto più rapidamente di quanto pensassimo, …voglio farvelo leggere…
Roberto
LO SVILUPPO SOSTENIBILE
VINCE SEMPRE LA SCIMMIA CON IL BASTONE
Eduardo Galeano
LA STAMPA
Giovedì 22 agosto 2002
CHI RIESCE A CONSERVARE L’ACQUA ? LA SCIMMIA CHE HA IL BASTONE. QUELLA CHE NON CE L’HA, MUORE DI SETE. QUESTA E’ LA LEZIONE PREISTORICA CHE APRE IL FILM DI KUBRICK “2001, ODISSEA NELLO SPAZIO”. NELL’ODISSEA 2003, IL PRESIDENTE BUSH HA ANNUNCIATO UNA SPESA MILITARE DI UN MILIARDO DI DOLLARI AL GIORNO. L’INDUSTRIA DELLE ARMI E’ L’UNICA FORMA SICURA DI INVESTIMENTO. LE POTENZE CHE DOMINANO IL PIANETA RAGIONANO CON LE BOMBE. LORO SONO LA FORZA, UNA FORZA GENETICAMENTE MODIFICATA, UN POTERE SMISURATO CHE DEBILITA LA NATURA ED ESERCITA LA LIBERTA’ DI TRASFORMARE L’ARIA IN FULIGGINE O IL DIRITTO DI LASCIARE L’UMANITA’ SENZA CASA. DEFINISCE ERRORI LE SUE ATROCITA’, E’ SORDA A QUALUNQUE AMMONIMENTO, SCHIACCIA CHIUNQUE LE SI PARI DINANZI. IL LIVELLO DEL MARE CRESCE E LE PIANURE PRECIPITANO PER SEMPRE TRA I FLUTTI. SEMBREREBBE UNA METAFORA DELLO SVILUPPO ECONOMICO DEL MONDO D’OGGI, MA NON LO E’. E’ UN’ISTANTANEA DEL MONDO FUTURO, BASATA SULLE PREVISIONI DEGLI SCIENZATI CONSULTATI DALLE NAZIONI UNITE.
PER OLTRE DUE DECENNI LE PROFEZIE DEGLI ECOLOGISTI SONO STATE ACCOLTE CON SORRISINI O INDIFFERENZA. ORA GLI SCIENZATI RICONOSCONO CHE GLI ECOLOGISTI AVEVANO RAGIONE. LO SCORSO 3 GIUGNO IL PRESIDENTE BUSH NON HA POTUTO CHE AMMETTERE, PER LA PRIMA VOLTA, CHE SARA’ IL DISASTRO SE IL RISCALDAMENTO GLOBALE CONTINUERA’ A DANNEGGIARE IL PIANETA. SUBITO DOPO PERO’ HA ANNUNCIATO CHE LA PRODUZIONE AMERICANA DI GAS A EFFETTO SERRA CRESCERA’ DEL 43 PER CENTO DI QUI AL 2020. PERCHE’ LUI E’ IL PRESIDENTE DI UN PAESE CHE INGURGITA PETROLIO E VOMITA VELENO – PIU’ DI DUECENTO MILIONI DI AUTO E MENO MALE CHE I BAMBINI NON GUIDANO. ALLA FINE DELLO SCORSO ANNO, INVITANDO GLI AMERICANI ALLA SOLIDARIETA’, BUSH EBBE L’IMPUDENZA DI DEFINIRLA COSI’: “SPINGETE I VOSTRI FIGLI A LAVARE LA MACCHINA DEL VICINO”.
LA POLITICA ENERGETICA DEL PAESE PIU’ RICCO DEL MONDO E’ DETTATA DAGLI AFFARI TERRESTRI MA PROCLAMA OBBEDIENZE CELESTI. KENNETH LAY, GRAN CAPO DELLA DEFUNTA – PER FRODE – ENRON, PRINCIPALE CONSULENTE DEL GOVERNO USA E GRANDE FINANZIATRICE DELLE CAMPAGNE ELETTORALI, ERA SOLITO DIRE: “CREDO IN DIO E NEL MERCATO”. IL PEZZO GROSSO PRECEDENTE DICEVA: “SIAMO DALLA PARTE DEGLI ANGELI”.
GLI STATI UNITI PRATICANO IL TERRORISMO AMBIENTALE SENZA IL MINIMO RIMORSO, COME SE IL BUON DIO AVESSE DATO LORO UN CERTIFICATO DI IMMUNITA’ PER AVER SMESSO DI FUMARE. “LA NATURA E’ MOLTO STANCA”, SCRIVEVA IL MONACO SPAGNOLO LUIS ALFONSO DE CARVALLO. ERA IL 1695. CHISSA’ CHE COSA DIREBBE ADESSO. INONDAZIONI E SICCITA’, CICLONI E CATASTROFI INCONTROLLABILI NON SONO QUASI PIU’ FENOMENI NATURALI. E PENSARE CHE PER LE NAZIONI UNITE GLI ANNI 90 DOVEVANO ESSERE IL DECENNIO INTERNAZIONALE DELLA RIDUZIONE DEI DISATRI NATURALI. RIDUZIONE ? E’ STATO IL DECENNIO PIU’ DISASTROSO DELLA STORIA: CI SONO STATE 86 CATASTROFI, CHE HANNO FATTO MOLTI PIU’ MORTI DELLE GUERRE CHE HANNO IMPERVERSATO NEGLI STESSI ANNI. IL 96 PER CENTO DI QUEI MORTI VIVEVA IN NAZIONI POVERE, CHE GLI ESPERTI INSISTONO A CHIAMARE “PAESI IN VIA DI SVILUPPO”.
CON DEVOZIONE ED ENTUSIASMO, IL SUD COPIA E MOLTIPLICA LE PEGGIORI ABITUDINI DEL NORD, COME LA RELIGIONE AMERICANA DELL’AUTOMOBILE, IL DISPREZZO PER IL TRASPORTO PUBBLICO, IL MITO DEL LIBERO MERCATO E DEL CONSUMISMO. E FANNO PONTI D’ORO ALLE FABBRICHE CHE INQUINANO IN CAMBIO DI SALARI DEGNI DEL TEMPO DEGLI SCHIAVI.
IL PIANETA MUORE UCCISO DA QUESTO STILE DI VITA. LE PAROLE HANNO PERSO IL LORO SIGNIFICATO, COME IL MARE VERDE E IL CIELO AZZURRO HANNO PERSO I LORO COLORI. LE STELLE TREMANO DI STUPORE E TIMORE. NON RIESCONO A CAPIRE COME QUESTO NOSTRO MONDO, COSI’ ARDENTEMENTE CHINO SUL SUO STESSO ANNIENTAMENTO, SIA ANCORA VIVO. E TREMANO PERCHE’ HANNO VISTO CHE HA INCOMINCIATO A INVADERE ALTRI CORPI CELESTI.
Il mondo degli animali
ottobre 10, 2008 on 5:34 pm | In Africa | No CommentsEntrare in punta di piedi nel mondo degli animali, non interferire ma essere spettatori consapevoli, non disturbare, considerarli parte del “tutto”, ecco il nostro obiettivo; apprezzare le loro capacità di interazione, apprezzare un mondo diverso ma altrettanto importante, degno del massimo rispetto.
Non vogliamo guardarli solo come spettacolo al nostro servizio, una bella foto od un bel filmato non valgono in nessun caso il disturbo, il fastidio arrecato all’animale
dato da un approccio sbagliato.
Cercare di essere meno invasivi possibile, non lasciare tracce o fare rumori per loro molesti, essere in grado di fare parte del loro mondo oppure non farsi assolutamente notare.
Così facendo si riescono ad ottenere dei risultati incredibili ed ancora migliori rispetto ad esempio alla ricerca spasmodica della bella foto a tutti i costi , si viene ricompensati dall’essere in armonia con un mondo a noi vicinissimo e ricompensati con spettacoli naturali incredibili e talvolta mille volte più belli perché autentici.
Roberto
Ecco la testimonianza di una viaggiatrice ( non per caso ) in Africa per la prima volta, Tiziana, da sempre vicina al mondo degli animali e diplomata in zoontropologia, che ha partecipato ad un mio viaggio in Namibia.
“Ricordo che qualche anno fa parlando con una mia amica dei paesi che avremmo voluto visitare l’Africa per me non era uno dei paesi che avrei visitato per primo.
Lei voleva conoscere la cultura i popoli, io sinceramente ero più interessata alla natura.
L’idea di rincorrere degli animali per fotografarli e poi tornare in Italia e dire agli amici guardate che belle foto senza aver capito nulla, mi sembrava molto squallido.
Un anno fa qualcosa è cambiato
Ho intrapreso uno studio di Zooantropologia, la Zooantropologia ha come obbiettivo lo studio del rapporto uomo-animale negli eventi di interazione e di relazione e la valutazione per la prima volta dei contributi apportati all’uomo in questo rapporto
L’animale per chi abbraccia questa visione ed esce dalla visione antropocentrica è il prossimo il fratello e non un inferiore surrogato da visionare come ad una mostra .
E’ cambiata la mia visione e mi sono detta perché non andare in questo paese patria di quegli animali che noi vediamo solamente nei circhi o in quei tristi zoo safari fatti passare per enciclopedie viventi o peggio come passatempo domenicale; e conoscerli.
E si dico conoscerli, per noi esseri umani conoscere vuol dire solo parlare con l’altro e se possibile la stessa lingua.
Conoscere è anche mettersi in discussione e approcciarsi ad un linguaggio diverso, quello del corpo e a gerarchie diverse. Accorgersi di similitudini e differenze e magari comprendere che l’uomo attuale è un insieme anche di informazioni prese da questi animali nei tempi passati.
Vivere questi viaggi con consapevolezza e non pensando che solo la nostra società è perfetta e che tutti gli esseri viventi dovrebbero prendere esempio da noi, può fare capire perché certi atteggiamenti che a prima vista sembrano violenti, inconsueti, assurdi, sono normalissimi nella società animale che in quel momento stiamo osservando .
Assicuro che fare foto con questa consapevolezza è di gran lunga più gratificante, sai quello che vuoi fotografare e perché.
Fare delle foto ad una Leonessa con i suoi cuccioli o a una elefantessa con il suo branco e conoscere e capire cosa stanno facendo è veramente bello, torni arricchito di qualcosa di unico.
Percorrendo chilometri alla ricerca di animali da fotografare ci si imbatte in scorci di vita e si capisce che ogni specie ha sue caratteristiche peculiari e di gerarchie ben definite.
Gli Elefanti, animali veramente affascinanti e veramente enormi, trovarmelo a pochi centimetri è stato un’esperienza che non dimenticherò mai, sono riuscita a contare le rughe della pelle della proboscide; sono molto longevi vivono fino 70/80 anni.
Sono organizzati in società matriarcali con una femmina capobranco, è lei la depositaria del sapere ( piste , cibo, pozze ecc )
Nei branchi vivono generalmente solo femmine , piccoli e maschi giovani.
I maschi alla maturità sessuale verranno allontanati e formeranno gruppi di maschi o saranno solitari .
Normalmente si incontrano solo alle pozze d’acqua.
Ho raccontato l’aneddoto delle rughe in quanto, la femmina capobranco, mentre noi dentro la nostra scatoletta bianca ( auto ), che strano animale doveva essere per lei e che brutto, eravamo intenti a guardare un piccolo che si destreggiava con il suo attrezzo nuovo, la proboscide, e non sapeva come usarla, era indeciso se calpestarla, infilarsela nelle orecchie o magari forse era più utile in bocca; è venuta a controllarci dal finestrino. Devo ammettere che per un secondo il cuore si è fermato, non perché lei fosse minacciosa ma era enorme e faceva vedere e capire il suo ruolo; doveva proteggere il piccolo a tutti i costi .
Gli elefanti adulti non hanno nemici in natura, ma da piccoli si .
I loro nemici sono i predatori
Il più famoso ormai per il celebre film Walt Disney è il LEONE
Il Leoni predatori per eccellenza, vivono in branchi composti da 1 o 2 maschi con femmine e cuccioli .
Ai due anni di età i cuccioli maschi vengono cacciati da branco e dovranno conquistarsi un loro branco .
L’attività di caccia viene svolta dalle femmine che accerchiano la preda: Se le prede sono grosse il maschio è indispensabile per la caccia, grazie alla sua dimensione riesce a dare il colpo di grazia per abbattere la preda.
Questi gattoni passano molto tempo come tutti i felini a dormire .
Come ad ogni cucciolo di ogni specie fino ad una certa età è permesso veramente tutto, tirare le orecchie del padre o della madre saltarle addosso, fare il gradasso. Assicuro che osservarli è uno spasso; soprattutto è una gioia e un enorme emozione guardare lo sguardo della madre con i suoi cuccioli. Si percepisce qualcosa che forse i leoni non avevano mai ispirato… Amore
Non tutti i predatori sono uguali e sopratutti non tutti i felini in africa sono uguali.
Ammetto che io stessa pensavo così
I leopardi ad esempio sono animali solitari .
Un maschio solitamente ha un territorio comprendente i territori di 4 o 5 femmine, noi umani diremmo “fortunato lui, ha un Harem”
Si incontrano solo per gli accoppiamenti.
La femmina resta con i cuccioli fino ai due anni, poi faranno vita solitaria.
Non teme l’uomo ma non ama averlo vicino
La cosa che mi ha affascinato del leopardo sono i suoi occhi di ghiaccio, penetranti sembra che ti perforino
L’animale che più mi ha sorpreso come atteggiamento è il Ghepardo
Mi sono detta ma…………..è un gattone miagola, ebbene si fa un verso che è praticamente uguale ai nostri piccoli felini
I Ghepardi sono gli animali più socievoli con l’uomo e lo sono stati sin dall’antichità.
Ricordiamo i gattoni rappresentati in alcuni bassorilievi dell’antico egitto, ad esempio, sono loro.
Le femmine vivono da sole e i maschi a volte formano una coalizione di fratelli cacciano assieme e cercano le femmine assieme, si incontrano solo per l’accoppiamento e poi AMICI COME PRIMA, cavolo per l’uomo della nostra epoca sarebbe una pacchia.
Il Ghepardo avendo bisogno per cacciare di ampi spazi in cui non ci siano altri predatori che gli rubino la preda dopo che ha cacciato, tende a stabilirsi nelle tenute di allevatori che mal tollerano l’inquilino e così vengono decimati e sono a fortissimo rischio di estinzione .
In molti paesi in Africa, soprattutto in Namibia, sono sorte delle associazioni per proteggere questo bellissimo animale e cercare di insegnare agli umani la convivenza pacifica . E’ possibile, non semplice ma attuabile
Solito discorso…. Basta scendere dal nostro piedistallo”
Tiziana Giacalone
Referee Pet Operator
Tiziana Giacalone, nata a Milano 11 dicembre 1970, vive a Milano e si occupa da sempre di animali e ultimamente di relazione fra uomo/animale.
Ha effettuato numerosi studi nell’ambito, ultimamente ha conseguito il diploma di Referee Pet Operator presso la S.I.U.A ( Scuola Iterazione Uomo Animale )del Prof. Roberto Marchesini, collabora con l’associazione THINK DOG per la costruzione a livello zooantropologico e cognitivo di progetti di Pet Therapy e Attività assistite con Animali. Collabora con l’OIPA ( Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali ) come Responsabile Formazione, facendo incontri nelle scuole (elementari medie e superiori ) allo scopo di far conoscere le problematiche degli animali e come cambiare la visione comune dell’animale .
Collabora con studi veterinari allo scopo di conoscere meglio gli animali d’affezione e negli ultimi anni ha iniziato a praticare Reiki sugli animali con discreti risultati.
e-mail: KAMALOGA@LIBERO.IT
rieccomi!!
ottobre 9, 2008 on 5:19 pm | In Africa | No CommentsCiao a tutti,
in africa australe l’inverno è ormai finito e ci stiamo avvicinando a passi veloci alla stagione delle piogge e della rinascita.
E’ stato un lungo inverno, l’africa sta cambiando molto rapidamente, forse troppo, o forse sono io che dopo tutti questi anni sto cambiando…
Fatico a riconoscere le persone ed i luoghi, siano esse locali oppure arrivino dall’occidente…, le persone con cui viaggio in questi paesi, sia per piacere o per lavoro mi sembrano, tranne rare eccezzioni, sempre meno in sintonia con la terra e la madre africa, e sono sempre meno anche le persone che ci vivono e continuino a sentire questa terra come “propria”, nel senso buono del termine, una terra da conservare perchè tutti possano goderne ed apprezzarla, ma soprattutto perchè l’africa possa continuare nel suo percorso ed ad esistere…
Forse un mondo sta finendo, ci stiamo avvicinando ad una stagione di cambiamento, e forse sono io insieme a pochi ultimi “indiani della riserva” che non voglio accettare e riconoscere il cambiamento…
Il cambiamento è sempre occasione di crescita, speriamo che sia così anche per l’africa, anche se io da inguaribile nostalgico e romantico, insieme a pochi miei amici, come l’incredibile Simon, vorrei ritornasse a ciò che era 100 anni fa…
Roberto
L’AFRICA DI JULITTE
giugno 20, 2008 on 6:27 pm | In Africa | No Comments“Il valore è il denaro, il cibo e la sussistenza. Ma il valore sono anche i valori relazionali e la riconoscenza. I contadini stessi possono essere dei trasmettitori di conoscenza ai professori universitari”.
Parole di Julitte Diagne Cisse, senegalese, fondatrice dell’ Association Sénégalaise pour le Développement Intégré (A.S.D.I.) che ha sede e opera nell’estremo sud del Paese, nella regione della Bassa Casamance.
A.S.D.I. è stata fondata nel 1988 da Juliette Diagne e Pascal Manga per rispondere ad uno stato di forte difficoltà della popolazione. Un deficit provocato dalla siccità, dall’isolamento e dalla guerriglia indipendentista che ha segnato gli ultimi 25 anni di questo territorio. L’associazione opera in diversi settori dal microcredito per incentivare la piccola imprenditorialità femminile, lotta alla salinizzazione dei terreni, orticoltura per differenziare e migliorare l’alimentazione delle famiglie. E rivolge una particolare attenzione agli equilibri ambientali, sociali ed economici nel territorio, ricercando continuamente la legittimità della propria azione con il coinvolgimento diretto della base della popolazione. Tra le progettualità ora in cantiere ce n’è una che riguarda la rivalorizzazione in ambito aromaterapico delle piante aromatiche della Farmacopea Tradizionale Senegalese della Casamance.
Nigrizia.it, grazie alla collaborazione di Sergio Pasini responsabile Italia di A.S.D.I., ha incontrato Julitte Diagne in occasione della sua visita in Italia per ritirare il Premio Artusi 2006 qualche settimana fa.
Ecco l’intervista che abbiamo realizzato (traduzione dal francese a cura di Sergio Pasini).
Come l’Africa può soccorrere l’Occidente ?
E’ chiaro che l’Africa non può apportare all’Occidente “aiuti” nel senso che l’Occidente stesso attribuisce a questo termine, per esempio capitali o tecnologie. Il vero problema dell’Occidente è la mancanza di umanità nei sistemi di relazione. Riproporre questa tendenza fa sì che i rapporti economici tra le Nazioni vengano costruiti partendo da una base di ingiustizia e da immagini deformate dei soggetti implicati. Il deterioramento dei termini di scambio e delle rispettive rappresentazioni fa sì che, per esempio, i prodotti africani non vengano comprati al loro giusto prezzo. La mancanza di investimenti economicamente sostenibili nel continente africano ha come risultato che i prodotti africani non ricevono il loro giusto valore aggiunto. Credo che il futuro della nostra convivenza come Nazioni sarà molto più rassicurante se l’Africa potrà essere considerata non più oggetto di interventi, ma soggetto che apporta soluzioni utili a tutti, partendo dalla sua cultura, dal senso di umanità e di giustizia della sua gente. Ma per fare questo dobbiamo reciprocamente guardare con coraggio in modo critico a quanto è stato fatto finora. Non solo l’Europa ha bisogno di fare autocritica, anche l’Africa stessa dovrà rivedere, alla luce del suo passato, molte delle scelte portate avanti dalla sua classe dirigente. Attraverso uno sguardo critico e libero da sedimenti etnocentrici occorre ridefinire e rivalorizzare il sistema di relazioni tra Occidente e Africa, partendo proprio dall’elaborazione del conflitto e dalla necessità di approfondire la nostra conoscenza reciproca, base per la ricerca della legittimità necessaria a qualsiasi azione cooperativa.
Come sta secondo lei oggi l’Africa ?
Quarant’anni dopo il sogno delle Indipendenze, è triste constatare che la situazione dell’Africa è stata molto inquietante ed oscura. Questi ultimi decenni sono stati segnati da guerre, genocidi, corruzioni e malgoverno. Fortunatamente, possiamo notare che negli ultimi tempi il processo democratico sta mettendo radici. Anche se con errori e cambiamenti di direzione, contraddizioni e paradossi, constatiamo che situazioni come quelle, per esempio, della Liberia, della Repubblica Democratica del Congo, dell’Angola, della Costa d’Avorio stanno imboccando la strada della soluzione. E’ importante notare che spesso, attraverso un lavoro sotterraneo e capillare, sono le organizzazioni popolari che si fanno carico di creare le condizioni del dialogo e della convivenza pacifica. Più che sulle situazioni di emergenza, su cui peraltro è necessario intervenire, occorre che l’Occidente focalizzi la sua attenzione su queste esperienze positive di partecipazione democratica. Occorre ristabilire condizioni di giustizia economica e sottoscrivere progetti di cosviluppo, basati sulla sostenibilità ambientale e sociale, incoraggiando quelle parti della società civile locali che si battono per il cambiamento e l’emancipazione della popolazione.
Il ruolo delle donne per lo sviluppo del continente africano.
In Africa, come ovunque nel mondo, la donna è la pietra angolare della società. E’ all’inizio ed è fine del tutto. Ma la vera particolarità della donna africana è che lei stessa è il principale agente economico della comunità. E’ attraverso le sue molteplici attività che si creano i guadagni che permettono alla famiglia di svolgere il proprio ruolo dentro la società. La donna africana è l’agente innovatore e propulsivo della collettività. E’ attraverso la sua fantasia, il suo duro lavoro, il suo elevato senso del rispetto reciproco che ogni giorno si affrontano i problemi legati alla riproduzione del corpo sociale. Un altro aspetto che mi preme sottolineare è la funzione educatrice della donna dentro la comunità: da una parte è detentrice di tutta una serie di saperi utili alla sussistenza ed al benessere del gruppo, dall’altra è colei che si fa spesso carico della trasmissione e della riattualizzazione di tali saperi.
Per esempio, nella ricerca sulla farmacopea tradizionale, nel nostro territorio sono le donne che detengono molte delle conoscenze botaniche, farmacologiche e sanitarie che riguardano l’uso delle essenze vegetali locali. Sono le donne che conoscono e sanno trasformare le piante in cibo, cosmetici, farmaci e quant’altro sia necessario alla famiglia. Questa è una delle motivazioni che ha spinto l’ASDI ad individuare nelle donne il motore del cambiamento, il centro della propria azione.
In quale modo si innova la tradizione senegalese ?
La tradizione senegalese fa parte del patrimonio culturale del Paese. Quindi la nostra preoccupazione non è tanto quella di restaurare un sistema di saperi in modo da riproporlo così com’era, per ritornare a chissà quali età felici originarie. Il nostro scopo è quello di riconsiderare questo corpus di conoscenze alla luce delle scoperte scientifiche della modernità. Crediamo, per esempio in ambito sanitario, che i nostri tradipraticiens (i medici tradizionali) possano collaborare in termini di pari dignità e di reciprocità con i ricercatori universitari del sud e del nord. La Medicina tradizionale deve restare africana ma, nello stesso tempo, aprirsi al rigore scientifico occidentale. Si tratta di costruire un sistema di relazioni che sappia liberarsi delle scorie delle rappresentazioni pre e post coloniali, per riconoscere appieno l’importanza della rispettiva complementarietà dei saperi. La tradizione senegalese deve restare profondamente locale proprio per meglio aprirsi al mondo esterno.
Piante e medicine, aromaterapia, quale ruolo per le grandi case farmaceutiche ?
Penso che oggi ci troviamo di fronte ad un gigantesco paradosso. E’ impossibile ignorare la composizione ed i principi attivi dei fitofarmaci della medicina tradizionale che sono utilizzati ancora oggi tutti i giorni in tutta l’Africa nera dal 75% della popolazione e, nello stesso tempo, è evidente che nessun Paese africano possiede la capacità finanziaria, di risorse e di apparecchiature per impegnarsi in una ricerca sistematica in questo settore. L’unica possibilità a disposizione dell’Africa è quella di fare appello al senso di giustizia ed all’eticità dell’azione delle multinazionali farmaceutiche in modo che ci sia una ricaduta sulla popolazione derivante dalle loro eventuali ricerche in questo ambito. Purtroppo però, a volte in forme non lontane dalla biopirateria, possiamo constatare come nelle grandi imprese transnazionali domini la logica del profitto e non venga tutelata la proprietà intellettuale che le popolazioni dovrebbero avere su vegetali da loro stessi utilizzati in loco da tempo immemorabile. Occorre che questa materia venga regolamentata in modo che ci sia, da una parte, un’equa e positiva ricaduta sui gruppi locali in modo da preservare gli equilibri ecologici e sociali e, dall’altra, non si finisca, come spesso è avvenuto nel passato, in uno sfruttamento selvaggio delle risorse ambientali.
Quali sono i prossimi progetti di ASDI ?
La progettualità di ASDI si è da sempre basata su due assunti di base che sono, per altro, fortemente connessi:
il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni che passa attraverso un miglioramento della dieta e dalla disponibilità per le persone di sostanze con cui migliorare la propria salute ed il proprio benessere. Una delle nostre parole d’ordine più importanti è la prevenzione;
la tutela del nostro territorio, che si attua sia attraverso la difesa delle risaie dalla salinizzazione dei terreni dovuta al cambiamento climatico globale ed alla diminuzione delle piogge, sia attraverso la progressiva differenziazione delle colture. Il che significa lottare contro le monoculture intensive destinate al mercato e tutelare la biodiversità del nostro habitat.
E’ seguendo questa filosofia che ASDI, attraverso gli orti collettivi di villaggio ha reintrodotto nelle diete la verdura e la frutta. Proseguendo in questa strategia la nostra attenzione si è rivolta alle piante officinali del nostro territorio, specialmente a quelle da cui si possono estrarre essenze aromatiche. Molte di queste sono spontanee e a volte infestanti i terreni a maggese: si tratta di piante utili per la produzione di oli essenziali il cui utilizzo va dall’ambito farmaceutico e sanitario, a quello cosmetico. Uno degli scopi, in collaborazione con ENDA Graf, è quello di ridurre la dipendenza dall’Occidente per ciò che riguarda l’importazione di farmaci di sintesi. Il nostro sogno sarebbe quello di costruire delle filiere sostenibili ed ecologiche di prodotto in modo da rendere la tutela della biodiversità del nostro territorio un fattore economico importante per le collettività.
Crediamo che sia molto importante per le popolazioni, riapprendere a consumare “locale”, rivalorizzando in questo modo assieme alle materie prime tutte le conoscenze a queste connesse: mi riferisco, per esempio, alla cucina, alla tecniche di conservazione dei cibi, alla prevenzione delle malattie ed agli usi terapeutico/sanitari ed a quelli legati all’igiene della persona. Nel fare ciò, occorre prestare una particolare attenzione agli aspetti ed ai simboli che provengono dalle religioni tradizionali, a cui larga parte della popolazione è legata, in modo da valorizzarli e renderli complementari al contesto della modernità. Le popolazioni locali devono essere consapevoli che questo patrimonio di conoscenze tradizionali è il loro patrimonio culturale da cui possono partire per realizzare la propria emancipazione.
Senza questi prerequisiti difficilmente un’azione potrà apportare benefici reali e duraturi nel tempo.
Qual è il cammino africano per lo sviluppo ?
Il cammino più sicuro per lo sviluppo del continente africano è, a mio parere, un percorso nel quale l’Africa resti se stessa. Finora abbiamo avuto dei modelli di sviluppo che venivano imposti dall’esterno attraverso le grandi istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale, FMI, G8, ecc.). Sfortunatamente questi programmi, in molti casi hanno destrutturato le economie africane con risultati disastrosi, aggravando la povertà nelle città come nelle campagne. E’ dunque venuto il tempo che l’Africa sappia elaborare un proprio modello di sviluppo, o meglio una propria via originale che sappia tenere conto prioritariamente della propria cultura e che sappia innovare in termini di modernità le proprie tradizioni.
Fonte
NIGRIZIA
Diritti dei Boscimani
giugno 15, 2008 on 6:24 pm | In Africa | No CommentsLa storica sentenza del 13 dicembre 2006 aveva generato un clima di speranza e di entusiasmo, dopo anni di dura battaglia legale, e di reale sofferenza per tutta la comunità boscimane. Con il suo verdetto, la Corte Suprema del Botswana ha riconosciuto ai membri della comunità boscimane il diritto di tornare a vivere nella loro terra, e che il loro trasferimento forzato dal Central Kalahari Game Riserve (CKGR), compiuto dal governo botswano tra il 1997 e il 2002, è stato illegale.
Una sentenza di successo
“Non dobbiamo comunque sottovalutare l’importanza della sentenza della corte suprema: ha stabilito un importante precedente per tutte le comunità indigene.” Secondo Stephen Corry, direttore generale di Survival International. Dopo questo verdetto, infatti, anche i boscimani in Namibia, si stanno organizzando per far valere i loro diritti.
Il problema effettivo, in Botswana, è che il governo non vuole i boscimani nella riserva: ci sono troppi interessi economici.“Tutte le altre motivazioni presentate dal governo contro il ritorno dei boscimani nella loro terra sono false”, afferma ancora Corry.
Ora la situazione è di stallo: la società civile in Botswana non è molto attiva e comunque non è sensibile alla causa, i boscimani non hanno spazio in politica o per fare pressioni più incisive sull’opinione pubblica, fortemente manipolata dal governo, o sulle amministrazioni.
“Nella società botswana i boscimani sono visti in maniera razzista come degli inferiori: gli unici impieghi che riescono ad ottenere sono come domestici o altri lavori di bassa categoria”.
L’ultima carta che questo popolo può giocarsi, è la comunità internazionale.“Dopo questa lunga azione legale che li ha visti vincitori, ora l’unica cosa che possono fare è chiedere alla comunità internazionale di promuovere la loro causa”, conclude Corry. Non solo facendo pressione sul governo e sul presidente Mogae, ma anche ratificando la convenzione ILO 169 sui diritti delle popolazioni indigene.
Convenzione ILO 169: i diritti dei popoli tribali
Sulla ratifica della 169 sta spingendo anche il Parlamento Europeo. Ma perché la ratifica della convenzione da parte di paesi che non ospitano popoli tribali è così importante? Non solo perché si pongano come esempio per tutta la comunità internazionale, ma anche perché ci sarebbero degli effetti concreti sulle realtà dei popoli indigeni.
Un esempio legato al caso dei boscimani: nel novembre 2001 Botswana e Unione europea hanno raggiunto e firmato un accordo per la gestione e la conservazione dell’ambiente naturale. La UE ha deciso di sostenere il governo botswano nel “migliorare la salvaguardia e l’uso sostenibile delle riserve protette del Botswana e le aree naturali adiacenti, gestite dalle comunità locali”. Un sostegno, quello europeo, concreto: circa 10 milioni di euro. Tra i territori protetti c’è anche la riserva del Kalahari. Una ratifica della convenzione 169 da parte di tutti i paesi membri della UE imporrebbe ad entrambe le parti a includere nell’accordo la tutela dei diritti territoriali dei boscimani, e sarebbero stati obbligati a rispettarli. Invece, nonostante le minacce di blocco degli aiuti in caso di sfratto dei boscimani, l’erogazione dei fondi europei è continuata negli anni, addirittura rinnovata nel febbraio 2007, dopo la sentenza dell’Alta Corte.
Fonte
NIGRIZIA
Johannesburg: caccia agli immigrati
maggio 21, 2008 on 6:04 pm | In Africa | No CommentsInflazione, disoccupazione, aumento dell’immigrazione dallo Zimbabwe, sovrappopolamento: le periferie di Johannesburg, in Sudafrica sono esplose. Gli stranieri sono le principali vittime della violenza.
Sarebbero almeno 22 gli stranieri vittime delle violenze razziste scoppiate la scorsa settimana e soprattutto nel week end a Johannesburg.
La popolazione delle baraccopoli della città è insorta armata di machete, coltelli e fucili, dando vita ad una vera e propria caccia allo straniero: stupri, baracche date alle fiamme, agguati. La polizia è intervenuta in massa per proteggere gli immigrati, che vengono soprattutto dai paesi confinanti, come Mozambico, Angola, Malawi e, soprattutto, Zimbabwe. Oltre 200 le persone arrestate, mentre gli stranieri hanno trovato rifugio nelle strutture pubbliche, nelle chiese. A migliaia hanno già lasciato le loro abitazioni. Gli immigrati sono accusati dalla popolazione di rubare il lavoro ai sudafricani e di far aumentare la criminalità.
Con la fine dell’apartheid, 14 anni fa, il Sudafrica ha conosciuto un costante flusso migratorio dagli stati confinanti. Con il rallentamento della crescita economica, negli ultimi anni il paese ha conosciuto l’aumento di disoccupazione e inflazione. I più poveri tra i sudafricani hanno visto negli immigrati la causa della perdita di posti di lavoro e ci sono stati attacchi xenofobi già nel 2005 e 2006. Nell’ultimo mese la situazione è peggiorata con l’arrivo dallo Zimbabwe di oltre 3000 persone, in fuga dalle violenze che sono seguite alle elezioni presidenziali.
La principale causa delle violenze non sembra quindi essere di matrice razzista, ma ha tutti gli elementi di una “guerra tra poveri”, causata dal profondo disagio sociale di alcune fasce della popolazione e dall’incapacità delle istituzioni di governare un fenomeno così vasto. Nell’isteria collettiva sono stati infatti colpiti anche diversi sudafricani.
Il presidente Thabo Mbeki ha annunciato una commissione di esperti per indagare sulle violenze. Nonostante il massiccio dispiegamento di polizia, la tensione resta molto alta. Il vescovo metodista di Johannesburg, Paul Veryn, ha chiesto che venga dichiarato lo stato d’emergenza.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^ Powered by WordPress with jd-sunset theme design by John Doe.