Fiori recisi: le mutilazioni genitali femminili

novembre 23, 2008 on 9:41 am | In Africa | No Comments

Sono ancora una realtà. Drammatica. Ogni giorno 6000 bambine subiscono mutilazioni genitali: la assunnah, cioè la semplice rimozione del cappuccio del clitoride, o anche solo la fuoriuscita simbolica di 7 gocce di sangue; la tahara, o al uasat, o escissione, o clitoridectomia, in cui si rimuove il clitoride e parte delle piccole labbra; infine l’infibulazione, l’operazione più traumatica e crudele, che implica l’asportazione totale del clitoride, assieme alle piccole e alle grandi labbra, e la cucitura dell’apertura, lasciando solo una fessura per il defluire delle urine e del sangue mestruale.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi nel mondo ci sarebbero 140 milioni tra donne e ragazze che sono state costrette a subire l’operazione. In base alle stime, ogni anno 3 milioni di bambine, soprattutto sotto i 15 anni, vengono mutilate.

Un fenomeno legato in particolare ad alcuni paese africani, una tradizione che è molto radicata nel Corno d’Africa, in Somalia, Eritrea, Etiopia, Gibuti.
Ma anche in Burkina Faso, in Sudan, in Mali, in Sierra Leone, in Kenya.

Una tradizione di origini antichissime, che erroneamente a volte si associa a motivi religiosi o a ragioni sanitarie: le mutilazioni genitali si perpetuano grazie ad antiche credenze che mostrano gli organi genitali come sporchi, e che impongono la mutilazione nella donna per poterne definire appieno il sesso (il clitoride viene considerato come un residuo di organo sessuale maschile nel corpo della donna).

Ma la motivazione sociale che impone di tramandare questa usanza, è la volontà di controllo sulla donna. Una donna escissa, sentirà molto meno il desiderio sessuale, una donna infibulata non potrà avere rapporti sessuali se non con il proprio marito. Dove il valore della verginità è alla base della società, preservare la castità di una giovane non significa solo rispetto, significa anche una dote maggiore, e una maggiore garanzia di matrimonio, matrimonio che rappresenta ancora l’unica possibile strada per la donna africana.

Da alcuni decenni il silenzio e il riservo attorno a questo tema è stato rotto, grazie soprattutto ai flussi migratori: le donne africane hanno avuto modo di raccontare la loro esperienza e denunciare le violenza subite. Negli ospedali occidentali i medici si sono dovuti confrontare con la richiesta di genitori africani che chiedevano loro di praticare le mutilazioni sulle figlie.

Ne sono nate campagne di sensibilizzazione, studi sulle implicazioni sanitarie e sulle motivazioni sociali di questa tradizione, associazioni di donne per il supporto e la lotta al perpetuarsi di questa violenza. Le agenzie internazionali hanno iniziato a fare pressioni perché i governi dei paesi dove ancora questa pratica si mantiene mettessero fuori legge tutte le mutilazioni genitali femminili.
Battaglie che, lentamente, hanno portato ad alcuni risultati: oggi sono 14 i paesi africani dove l’infibulazione è al bando, l’ultimo di questi l’Eritrea, nel marzo 2007.

Anche i paesi occidentali si sono dotati di una legislazione in merito.L’Italia ha approvato definitivamente la legge contro le mutilazioni genitali femminili nel dicembre 2005, al termine di un iter legislativo durato 4 anni.
In molte società africane, però, le mgf restano una realtà.

Come in Mali, dove l’attrice Fatoumata Coulibaly, famosa per il suo ruolo in Mooladè, film denuncia della pratica dell’infibulazione, è attivissima per la lotta alle mutilazioni genitali femminili.

Oppure in Somalia, come racconta una donna somala in un’intervista di Igiaba Scego.

O ancora in Sierra Leone, terra natale di Neneh Rugiatu Turay, coraggiosa direttrice dell’associazione Amazonian Iniziative Women, che si batte per i diritti delle donne.

LA GRANDE MIGRAZIONE

novembre 9, 2008 on 7:31 pm | In Africa | No Comments

Il Parco Nazionale del Serengeti è stato il primo parco nazionale della Tanzania ed è una delle aree naturalistiche più rinomate del mondo.

E’ scenario della Grande Migrazione (di 9 mesi su 12) con momenti significativi da Dicembre ad Agosto quando il parco si trova ad ospitare la più alta concentrazione di mammiferi della terra: oltre 5 milioni di animali, motivo per cui il Serengeti, assieme a Ngorongoro, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità e Riserva Internazionale della Biosfera.

Il parco confina a nord est con la riserva di Masai Mara (in Kenya), ad est con l’area controllata di Loliondo e la Ngorongoro Conservation Area, a sud ovest con la riserva di caccia di Maswa. Deve il suo nome alle sterminate savane ed alla parola masai Siringet, letteralmente Piana Senza Fine, ed infatti si estende su un territorio di quasi 15.000 Kmq.

Ciò nonostante solo un terzo del territorio del parco è costituito dalla savane e vi si individuano 5 differenti aree:

1. Le savane di erbe basse a sud.
2. Le savane di erbe alte ed i Kopjes di.Moru a sud ovest.
3. La Seronera Valley nel Serengeti centrale.
4. Il corridoio occidentale (western corridor) caratterizzato dal fiume Grumeti.
5. Il corridoio meridionale (northern corridor)che collega il parco con la riserva di Masai Mara in Kenya.

E’ importante notare che la grande migrazione del Serengeti non coinvolge tutti gli animali ma bensì milioni di zebre e gnù.

Anche quando non è interessato dalla migrazione il Serengeti offre abbondanza di fauna e vita selvaggia. Elefanti, ghepardi, leopardi, intere famiglie di leoni, giraffe, bufali, iene, facoceri non abbandonano il parco nel quale vivono stanzialmente, assieme alla più alta concentrazione ornitologica dopo quella del Tarangire (comprese molte specie migratorie eurasiatiche).

I periodi ed i luoghi esatti della grande migrazione variano di anno in anno in relazione ad alcuni fattori tra cui determinanti sono le piogge. Per l’impossibilità di prevedere al giorno preciso l’inizio e la fine dei fenomeni atmosferici in questione anche la miglior programmazione può fallire.
Coscienti di questo fatto possiamo affermare che statisticamente il periodo migliore per visitare il parco del Serengeti va da Dicembre a inizio giugno e si differenzia per zona come descritto in seguito.

LA GRANDE MIGRAZIONE DEL SERENGETI E LE 5 AREE DEL PARCO NAZIONALE:

1. LE SAVANE DI ERBE BASSE A SUD

Arrivando al parco dall’area di Conservazione di Ngorongoro, attraverso Naabi Hill Gate, si giunge in una zona di vaste e rigogliose savane. L’entrata è situata su un immenso Kopje (formazione granitica) da cui si gode di una spettacolare vista sul Serengeti meridionale e sulla moltitudine di animali che le popolano.
La posizione è ideale per assistere alla caccia alla gazzella da parte di leoni e ghepardi.
Da Naabi Gate procedendo verso ovest si entra nella zona di Ndutu (dal nome dall’omonimo lago).
Quest’area, da Naabi Gate al lago Ndutu, è scenario principale della grande migrazione da Dicembre a Febbraio.

Recenti studi mettono in relazione la predilezione per questi pascoli da parte degli animali con la natura alcalina e ricca di minerali soprattutto fosforo del suolo, elementi essenziali durante l’allattamento.
Questo dato potrebbe spiegare perchè circa l’80% degli gnu del Serengeti, oltre alle zebre ed agli elefanti, da tempo infinito scelgono quest’area per dare alla luce i propri figli.

Il lago Ndutu è fissa dimora per ippopotami e fenicotteri ed anche nel momento in cui la migrazione si sposta da quest’area e le savane ingialliscono nei paraggi vivono in gran numero famiglie di leoni e branchi di iene, oltre a molte specie ornitologiche.

2. LE SAVANE DI ERBE ALTE ED I KOPJES DI MORU

Procedendo sulla pista che porta a nord si arriva in una zona di savana dove l’erba è più alta.
Per primi si incontrano sulla destra i Kopjes di Gol, più a nord i Simba kopjes ed infine svoltando a sinistra si giunge ai Moru kopjes.
Questi ultimi i più visitati. I kopjes sono formazioni rocciose di granito, erose dai fenomeni atmosferici e spesso dimora di grandi felini che li usano come osservatori e come posizione strategica per la caccia: l’acqua piovana infatti depositandosi alla base e nelle fenditure della roccia attira gli animali che diventano prede.
Uno dei kopjes di Moru presenta pitture rupestri la cui origine è sconosciuta e viene generalmente attribuita ai Masai che hanno infatti abitato queste piane fino alla loro espulsione nel 1959, avvenuta poco dopo quella dei Dorobo (1955).
Ad un km da qui si trova il misterioso Gong Kopje: 3 massi di roccia in equilibrio su se stessi.
La presenza su uno dei massi di numerose scalfitture fa ritenere che la funzione di questa struttura fosse quella di un gong poichè colpito produce suoni di diversa intensità e quindi messaggi di vario signbificato .
Seppure venga attribuito ai masai, la sua origine è tuttaltro che certa.
Ne esistono di analoghi nella riserva di Maswa, dove però i Masai non hanno mai vissuto.
Il periodo ideale per visitare questa zona, se si è sulle orme della grande migrazione, è Marzo.

3. LA SERONERA VALLEY (SERENGETI CENTRALE)

Da Naabi Hill Gate, procedendo sempre verso nord si arriva nell’area centrale del parco: la Seronera valley. L’area è caratterizzata da piccole valli e radi boschetti di acacie ed è attraversata dagli affluenti principali del fiume Grumeti.
Anche nei periodi in cui la grande migrazione si trova altrove, la fauna è molto abbondante.
Vi si trovano sempre bufali, iene maculate, sciacalli, cani selvatici, giraffe e facoceri oltri ad antilopi, dik dik ed impala. Sono rinomati i suoi leoni dalla criniera nera e vi abbondano i leopardi, che tuttavia non è facile avvistare poichè tendono a sfuggire i percorsi più turistici ed amano riposare sui rami verdi delle acacie lungo i fiumi.
Sono inoltre presenti gli elefanti anche se tendono a spostarsi molto.
Tra i principali circuiti dell’area vi segnaliamo:
Il Seronera River Circuit che parte dalla Seronera hippo pool e segue il fiume. Si vedono coccodrilli, ippopotami, giraffe, antilopi, leoni e leopardi.
Wandamu River Circuit, simile per habitats al Seronera River Circuit.
Il Kopjes Circuit che gira intorno ai kopjes Masai, Loliondo e Boma (è vietato salire sui Kopjes)
Il Songore River Circuit nelle pianure a sud del fiume Seronera per l’avvistamento di gazzelle di Thompson e di Grant, alcefali, bufali e nella stagione secca (da Giugno ad ottobre) ghepardi.
Hills Circuit che conduce alle alture di Makori e Makoma hills ad ovest della Seronera valley passandoattraverso la savana di erba e poi attraverso i boschi di acacie.
Tenendo presente che lo spostamento degli animali durante la migrazione è fortemente influenzato dalle piogge, possiamo dire che statistacamente la grande migrazione interessa la Seronera valley nei mesi di Marzo Aprile.

4. IL WESTERN CORRIDOR E LA VALLE DEL GRUMETI

Da Seronera, spostandosi verso nord ovest si arriva al Western Corridor, una fascia di terra larga circa 40 km, che si estende fino al Lago Vittoria ed è attraversata dal fiume Grumeti.
Il confine settentrionale del corridoio è caratterrizzato da paludi e dalla foresta sempreverde, a sud invece da rilievi boscosi e prati da Maggio – Giugno il western corridor è scenario di uno dei più imponenti spettacoli africani: il guado del fiume Grumeti, infestato di coccodrilli, da parte delle mandrie di gnu e zebre che seguendo il percorso della loro annuale migrazione si spostano verso la riserva Masai Mara in Kenya.
In moltissimi, vecchi e deboli, moriranno durante l’attraversamento.
Prestate attenzione al cielo, dove saranno gli avvoltoi sarà anche il punto di guado.
La fauna stanziale è abbondante e si avvistano sempre gnu, zebre, giraffe, leoni, leopardi e coccodrilli, questi ultimi sopratutto in prossimità di Kirawira.
Nella foresta si avvistano scimmie colobus bianche e nere e molte specie di uccelli tra cui il Balbul verde oliva.

5. IL NORTHERN CORRIDOR, LOLIONDO E LA LA LOBO VALLEY

Da seronera proseguendo verso nord-est si arriva dopo circa un’ora nell’area del fiume Lobo. Il territorio è lievemente collinare, ricco di boschi di acacie (se ne contano oltre 25 specie diverse) ed è caratterizzato dalla presenza di molti kopjes.
Le alture nei dintorni di Lobo kopjes offrono spettacolari vedute panoramiche sulla grande migrazione nei mesi di Novembre quando gli animali rientrano in Tanzania dal Masai Mara popolando Loliondo, Ngorongoro e a sud il Parco Nazionale del Tarangire.
Da un punto di vista morfologico è l’area più interessante del parco. Iene maculate, elefanti, bufali, zebre, facoceri e gazzelle sono avvistabili tutto l’anno, assieme a ghepardi ed intere famiglie di leoni.

Parco nazionale del Serengeti

novembre 8, 2008 on 4:45 pm | In Africa | No Comments

Il Parco nazionale del Serengeti (in inglese Serengeti National Park) è una delle più importanti aree naturali protette dell’Africa orientale.

Ha una superficie di 14.763 km², e si trova nel nord della Tanzania, nella pianura omonima, tra il lago Vittoria e il confine con il Kenya (1.30’-3.20’ S, 34.00’-35.15’ E). È adiacente al parco keniota di Masai Mara e ad altre importanti riserve faunistiche.
È stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1981.

Il parco rappresenta una delle principali attrazioni turistiche della Tanzania, e la più importante di un sistema di quattro aree naturali protette detto “Northern Safari Circuit”, che include anche il Parco nazionale del lago Manyara, il parco nazionale del Tarangire, il parco nazionale di Arusha e la riserva naturale di Ngorongoro.

La gola di Olduvai
La presenza umana nell’area del Serengeti fin da tempi antichissimi è testimoniata da ritrovamenti paleontologici di straordinaria importanza; nella pianura del Serengeti si trova il celebre sito di Olduvai, dove sono stati trovati i resti dell’Australopithecus boisei, un ominide risalente a circa 1,5 milioni di anni fa.

Prima dell’arrivo degli Europei, la pianura del Serengeti era abitata principalmente dai Masai, allevatori e semi-nomadi. Negli ultimi anni dell’amministrazione coloniale tedesca, la regione divenne un’area protetta.

L’amministrazione inglese, subentrata con la nascita dello stato del Tanganika, istituì il parco nazionale nel 1951, affidandone la gestione al naturalista Bernhard Grzimek, divenuto celebre come uno dei precursori dell’approccio moderno alla conservazione dell’ambiente.

L’istituzione del parco fu accompagnata dalla rilocazione delle popolazioni locali nell’adiacente altopiano di Ngorongoro. La natura coercitiva di questa operazione ha suscitato una controversia tuttora non del tutto sopita.
Dopo il raggiungimento dell’indipendenza da parte della Tanzania, l’amministrazione del parco è stata affidata al TANAPA (Tanzanian National Parks).

Nel 1981, l’UNESCO ha dichiarato il parco Patrimonio dell’umanità per la sua ricchissima biodiversità.
Il parco ha un’estensione complessiva di 14.763 km². Si trova nel nord della Tanzania; il suo confine settentrionale coincide con quello fra Tanzania e Kenya, e lo divide dalla riserva keniota del Masai Mara.

Fra i due parchi non esistono recinzioni, e la fauna si sposta liberamente dall’uno all’altro; particolarmente note sono le massicce migrazioni stagionali di gnu. Oltre che col Masai Mara, il Serengeti confina a sudest con la riserva di Ngorongoro, a sudovest con la riserva faunistica di Maswa, a ovest con le riserve di Ikorongo e Grumeti, e a nord con quella di Lalianda.

Il clima tropicale della zona è caratterizzato da due periodi di piogge stagionali: le “grandi pioggie” da aprile a giugno e le “piccole pioggie” da ottobre a dicembre. La parte meridionale del parco è costituita da vaste praterie aride, interrotte da collinette di roccia metamorfica spesso circondate da cespugli e alberi, e note localmente come kopjes.
Queste piccole formazioni rocciose sono affiorate in seguito all’erosione del terreono circostante da parte degli agenti atmosferici.

Procedendo verso nord il paesaggio cambia: la maggiore piovosità, che alimenta anche qualche fiumiciattolo permanente, favoriscone la crescita di foreste a galleria e la formazione di zone di savana alberata (caratterizzata da boschetti di acacia) e di savana di boscaglia spinosa.

Il Serengeti è celebre soprattutto per la sua eccezionale ricchezza faunistica, che ne fa una delle regioni più rappresentative dell’ecosistema della savana subsahariana e una della maggiori attrazioni turistiche dell’Africa orientale. Vi si trovano, tra l’altro, tutti e cinque i cosiddetti “big five”: elefante, leone, leopardo, rinoceronte (nero) e bufalo.

Le mandrie di ungulati (soprattutto zebre e gnu) raggiungono in questa regione numerosità eccezionali, e danno luogo ad una spettacolare migrazione stagionale, un grande cerchio che non si interrompe mai…, fra le praterie del sud e il Masai Mara.

Smuovendo il terreno con gli zoccoli e con le loro feci, questi animali contribuiscono in al rinnovamento annuale del manto erboso del parco.

la prossima volta vi racconterò qualcosa su questa spettacolare migrazione, la più grande al mondo di mammiferi, il cerchio della vita…

Niente acqua per i boscimani

ottobre 26, 2008 on 7:49 pm | In Africa | No Comments

Sono tornati nella loro terra grazie ad una sentenza storica, ma il governo botswano continua a mettere i bastoni tra le ruote ai boscimani: non permette loro di prelevare acqua. Un privilegio concesso solo a agenzia turistiche e a miniere di diamanti.

Sono passati quasi due anni dalla storica sentenza in Botswana, nel dicembre 2006, che riconosce ai boscimani il diritto di tornare a vivere nella loro terra, dopo il trasferimento forzato dal Central Kalahari Game Riserve (Ckgr), ad opera del governo botswano tra il 1997 e il 2002. Uno sfratto che la Corte ha definito illegale.
Nonostante la sentenza ancora oggi i boscimani non riescono a vivere in pace nella loro terra: all’interno del Kalahari il governo non assicura l’assistenza sanitaria e la fornitura di energia elettrica. Soprattutto, impedisce loro di cacciare e di usare l’acqua.

I boscimani chiedono almeno la riapertura del pozzo di Mothomelo, attivo fino al 2002, quando le autorità lo chiusero, costringendo di fatto la popolazione a trasferirsi nei campi di reinsediamento. Era la principale fonte d’acqua del popolo boscimane.

Da quando il governo ha smantellato e cementato il loro pozzo, durante gli sfratti del 2002, i Boscimani non hanno mai cessato di chiedere alle autorità il permesso di riaprire quella che costituisce, per loro, una risorsa d’acqua vitale durante la stagione secca. I Boscimani si sono offerti di cercare di finanziare da soli l’estrazione dell’acqua ma le autorità restano irremovibili adducendo il pretesto che il pozzo è di “proprietà governativa”.

Il presidente Festus Gontebanye Mogae continua a motivare questa rigida presa di posizione come una tutela dell’ambiente, in realtà nel sottosuolo del Kalahari ci sono ricchi giacimenti diamantiferi.
Recentemente, all’interno della riserva, vicino a Gope, sono stati scavati dei nuovi pozzi esplorativi alla ricerca di fonti d’acque.
I pozzi non sono però destinati ai boscimani, ma alla Gem Diamonds, per l’apertura di una miniera di diamanti, che, in base alle previsioni, dovrebbe fruttare oltre 2 miliardi di dollari statunitensi.

L’ipocrisia del governo botswano è scandalosa: lo stile di vita boscimane, in perfetta armonia con la natura, viene bollato come pericoloso, mentre dall’altro lato si permette la perforazione del suolo della riserva naturale alla ricerca di diamanti. Le operazioni di scavo e di perforazione necessitano di enormi quantità d’acqua.

Lo scandalo non si ferma a questo: il governo ha indetto una gara d’appalto per la costruzione di villaggi turistici in tre diverse località della riserva. Una delle tre aree è molto vicina ad una comunità boscimane, quella di Molapo. Alcune compagnie turistiche specializzate in Safari, come la Afro Ventures Botswana o la Safari Adventure Company sono state invitate a fare un’offerta per accaparrarsi le concessioni.

INFLAZIONE NERA

ottobre 20, 2008 on 7:12 pm | In Africa | No Comments

La crisi economica che negli ultimi mesi ha colpito le varie economie nazionali in tutto il mondo pesa drammaticamente anche sui bilanci dei paesi del sud, dall’Asia all’America latina, e chiaramente, l’Africa, dove in molti paesi la popolazione, ormai allo stremo, è scesa in piazza. “Ma le risorse ci sono” lo sostiene il professor Pasquale De Muro, docente di Economia dello sviluppo all’Università degli studi Roma Tre. E padre Alex Zanotelli racconta l’iniziativa della Jubilee debt campaign: un digiuno planetario contro il debito dei paesi poveri e l’aumento degli alimentari.

Contro l’inflazione manifestazioni in tutta l’Africa
Non è ancora rientrata completamente la crisi sociale in Costa d’Avorio, dopo che la popolazione è scesa in piazza per protestare contro il costo della vita e l’inflazione.

La Mauritania, sulla quale una grave crisi alimentare per il 2008, ha promulgato un decreto d’emergenza, nella speranza di riuscire a frenare l’impennata dei prezzi.

In Camerun il malcontento della popolazione, esasperata dalle istituzioni, ma anche dal continuo aumento del costo della vita, si è trasformato in protesta alcuni mesi fa, ad inizio febbraio. 40 manifestanti sono morti negli scontri con la polizia, ad oggi oltre 700 persone sono già state condannate a pagare delle multe per i danni causati durante le proteste. Il governo ha promesso di prendere nuove misure per far fronte all’inflazione, ma al momento il trend di aumento dei costi non è cambiato.

Per arginare la corsa al rialzo del riso e degli altri cereali, la Liberia ha firmato un accordo di cooperazione con la Svizzera, che permetterà di costruire la prima grande azienda agricola del paese.

In Repubblica Centrafricana il parlamento ha cercato di giocare d’anticipo, chiedendo al governo provvedimenti urgenti, come l’eliminazione dell’iva sui beni principali e la creazione di un ente di controllo dei prezzi, prima dello sfociare di manifestazioni popolari di protesta.

In Guinea il governo ha dovuto cancellare i sussidi che contenevo l’aumento di benzina e gasolio sul mercato internazionale. Come risultato i prezzi sono aumentati più del 60% al litro.

In Burundi sono stati gli importatori di benzina a costringere il governo a rivedere i prezzi: bloccando le importazioni hanno costretto il paese a lunghe file di fronte ai distributori di benzina.

Manifestazione pacifiche, almeno finora, in Burkina Faso, organizzate dai sindacati e dalla società civile, che chiedono misure sociali per attenuare l’impatto della crisi economica, e per un aumento di salari e pensioni dei dipendenti pubblici del 25%. Manifestazioni simili anche in Mozambico, ed in Senegal.

Economie in ginocchio
Il normale trend di costante aumento del costo della vita si è impennato vertiginosamente a partire dall’estate del 2007, anche in contemporanea alla crisi economica americana dei sub-prime.
Non esiste una sola causa: il fenomeno è imputabile ad una combinazione di “fattori esplosivi”, a partire dall’aumento dei consumi generalizzato anche nei paesi più poveri, e soprattutto dall’enorme richiesta di materie prime da parte dei “giganti asiatici”, soprattutto Cina e India. Ne risentono soprattutto quei paesi costretti a importare molti prodotti alimentari, perché sprovvisti di un’industria manifatturiera.

Ad influire sui costi del settore agricolo ha contribuito anche l’aumento del prezzo del petrolio. Nonostante molti paesi africani e del sud siano grandi esportatori di oro nero, dipendono ancora dai paesi stranieri per poter raffinare il greggio, e il prezzo del carburante incide sul trasporto dei beni di consumo e sulla produzione agricola stessa.

La neonata industria per la produzione di bio-carburanti, sottrae inoltre importanti risorse per il settore alimentare, facendo diminuire le scorte e aumentare quindi i prezzi. Un indice dello stretto rapporto che intercorre tra energia e costo del cibo.

In media, nei paesi africani e non solo, il costo della vita, soprattutto legato ai beni di base, è cresciuto del 55% negli ultimi nove mesi. Il fenomeno colpisce chiaramente le fasce più deboli della popolazione , e nel giro di poco tempo i governi si vedranno costretti ad affrontare il problema della denutrizione e della fame. Dal vertice dei ministri dell’economia africani, ad Addis Abeba la prima settimana di aprile, sono partite alcune iniziative, come la creazione di un Fondo africano di petrolio, destinato ad aiutare le economie dei paesi importatori. Iniziative che non potranno cambiare il panorama in maniera significativa.

Anche i paesi del G8, riunitisi a Tokyo con i paesi donatori emergenti (Brasile, Cina, India, Indonesia, Malesia, Messico, Corea del Sud e Sudafrica), hanno affrontato il problema del rincaro del costo della vita. I ministri per lo sviluppo hanno ammesso che il fenomeno rischia di compromettere il processo di sviluppo economico in corso in molti paesi, soprattutto africani. Hanno inoltre chiesto alla comunità internazionale di affrontare questo problema. Ma in merito al rincaro del costo della vita, non hanno deciso nessuna manovra concreta da adottare.

la terra sta cambiando?

ottobre 16, 2008 on 4:03 pm | In Africa | 3 Comments

Negli ultimi giorni avevo parlato di due temi importanti, la schiavitù ed il degrado dell’ambiente e lo sviluppo umano.

Sono di ieri due notizie in italia che toccano da vicino questi temi.

A prima vista non hanno nulla a che fare con il tema di questo blog, l’africa, ma se riteniamo l’africa la madre della terra e se andiamo a ben vedere sono perfettamente in tema.

E questa volta purtroppo non riuscirò a trattare queste due notizie in tono molto distaccato, mi colpiscono troppo.

Ecco le due notizie: si parla di creare classi di ingresso separate nelle scuole per bambini che non parlano la lingua italiana ed stato chiaramente detto che l’italia e l’europa in questo momento non sono in grado di attuare ciò che l’unione europea aveva deciso un anno fa in tema riduzione gas serra ed emissioni sostanze inquinanti, “in questo momento le aziende italiane non sono in grado di sostenere i costi per attuare la riduzione”, “l’italia è pronta a porre il veto”, “non è il momento per l’europa di fare i donchisciotte, quando stati uniti e cina non intendono assolutamente rispettare il protocollo”.
Il razzismo è sempre esistito, ma adesso siamo di fronte ad un razzismo dettato dalla paura della povertà, abbiamo paura di chi arriva qua da noi, è diverso ed è pronto a fare ciò che noi non vogliamo più fare, abbiamo paura di chi arrivando da noi ed inserendosi in fasce della nostra società ci renderà un po’ più poveri, abbiamo paura di perdere una “fetta della torta” che ci siamo faticosamente guadagnata e sudata, e la paura diventa intolleranza e l’intolleranza diventa generalizzazione ed i criminali sono solo extracomunitari… no i criminali sono poveri oppure “professionisti”, i poveri lo fanno per necessità spesso, i professionisti lo fanno per arricchirsi a dismisura alle spalle di tutto e tutti.

E guardate come si collega questo discorso alle condizioni della terra:
la rivoluzione industriale ha fatto crescere il benessere di una parte dell’umanità, poi questa parte ricca del mondo per diventare ancora più ricca ha deciso che tutto il resto del mondo doveva consumare, per rendersi poi conto che la terra non è in grado di sostenere 8 miliardi di persone che consumano tutte quante come il mondo occidentale, ma ormai il processo era partito… la terra sta reagendo, molto male secondo il nostro punto di vista…ma si sta semplicemente difendendo e si sta preparando ad eliminare l’elemento di disturbo, “l’uomo”!!!
la terra sta accettando delle perdite, scomparsa di specie animali o vegetali, cambiamenti climatici e geologici… ma si sta curando e si sta preparando ad un cambiamento… un cambiamento in meglio probabilmente, perché se l’uomo non è in grado di conservare, proteggere e preservare per sé e le generazioni future ciò che ha e condivide in armonia con il “tutto”, da migliaia di anni, è meglio che scompaia e la terra proseguirà nel suo processo di crescita…

pochi “professionisti” si stanno arricchendo a dismisura passando sopra a tutto e tutti, stanno decidendo la fine della vita e della terra come la conosciamo,

su cui vivi però anche tu… stanno decidendo anche per te ed alle tue spalle…

Roberto

Tratta degli schiavi nell’Africa australe: 100 al giorno

ottobre 15, 2008 on 4:43 pm | In Africa | No Comments

Voglio parlare oggi di un problema dimenticato ma purtroppo sempre attuale ed ancora vivo, collegandomi ad un articolo comparso su “La Gazzetta del Sud Africa”, che riporto integralmente, la tratta degli schiavi.

Pochi lo sanno ma nel 2000 si calcolava che nel mondo esistessero ancora circa 27 milioni di schiavi, ( alcune organizzazioni umanitarie parlavano addirittura di 100 milioni )…

E ad oggi la situazione non è cambiata…si trovino essi nell’africa subsahariana, africa australe, asia, america latina…siano essi bambine o giovani, uomini, donne…

Lavorano in ogni parte del mondo per produrre ricchezza a costo zero…

Nella profondità amazzoniche trasformano la foresta in carbone, nelle campagne del punjab trasformano la creta in mattoni, nei bordelli della thailandia muoiono di aids, vivono e muoiono nelle case dei mori nell’africa mussulmana, si sfiancano nei più degradanti lavori domestici in insospettabili case di londra, parigi o new york.

La nuova schiavitù del debito rimpiazza la schiavitù di sangue, oggi è la miseria a rendere schiavi, non più il colore della pelle, la razza o la religione.

È una piaga che invece di scomparire prospera, il problema è che la molla è il denaro, gli schiavi muovono un giro d’affari miliardario, procurano enormi profitti, è vergognoso pensare a come l’uomo non abbia scrupoli ed usi ogni mezzo per arricchirsi.

L’uomo ha inventato la schiavitù per arricchirsi, è indubbio, mano d’opera a costo zero, cosa può esserci di meglio…

In india ed in tutto il sud est asiatico la piaga maggiore è data dalle schiave per prostituzione, poi esiste la schiavitù per debiti, un bambino nasce schiavo a causa dei debiti del padre e della famiglia e muore schiavo.

Nell’africa subsahariana esistono ancora gli schiavi neri dei notabili bianchi mauri, in america latina esistono gli schiavi impiegati nelle miniere a cielo aperto o nelle zolfatare o per deforestare.

Anche nel mondo occidentale esistono gli schiavi, nelle nazioni moderne vi sono migliaia di persone ridotte in schiavitù ed impiegate nel mondo della prostituzione o manovalanza a basso costo.

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo libro.
“I NUOVI SCHIAVI” di Kevin Bales – feltrinelli editore milano

Roberto

Tratta degli schiavi nell’Africa australe: 100 al giorno
DA La Gazzetta del Sud Africa

Malelane (Kruger Park) – “Mi avevano detto che sarei andata verso una vita migliore”, racconta Rosallio Nyasoro, nove anni, ricordando come era stata attirata in Sud Africa prima di essere venduta come donna di servizio per 50 dollari. Come migliaia di altri giovani mozambicani, Nyasoro, contrabbandata attraverso il confine fra Mozambico e Sud Africa due anni fa, ha subito scoperto che le promesse di un’amica di famiglia, che si faceva chiamare “zia”, erano vuote. Quando arrivò dall’altra parte del poroso confine sudafricano fu subito messa nelle mani di un’altra donna che la portò in un vicino villaggio. Qui fu costretta a lavare i panni di una famiglia numerosa. La cosiddetta “zia” ricevette 350 rand ( per darvi un’idea circa 30 euro ) per il suo ruolo di contrabbandiera di esseri umani. Nyasoro non ricevette un centesimo per il suo lavoro.
Fu soltanto dopo un’incursione degli operatori sociali della zona che la miserabile vita di Nyasoro ebbe finalmente fine. Adesso la bambina sta tentando di recuperare la sua infanzia in una casa sicura gestita da un’organizzazione di beneficenza, nella quale vive con altri bambini, molti dei quali orfani, che hanno avuto esperienze simili alla sua.
Gli operatori sociali dicono che, con l’economia sudafricana in grande espansione, il fenomeno della tratta degli schiavi sta diventando sempre più comune in questa estremità del continente più povero del mondo. La povertà e la speranza di una vita migliore sono alla base dell’aumento del traffico di esseri umani secondo Vusi Ndukuya, che lavora per l’Amazing Grace Children’s Home, nella quale Rosallio è adesso ospite.
Circa 100 bambini del Mozambico e dello Swaziland sono trasportati ogni giorno di nascosto in Sud Africa e venduti a “mareyanas” (trafficanti), secondo Ndukuya. La destinazione finale è solitamente Johannesburg, dove possono fermarsi o essere poi spediti in Europa o Asia, dove poi tante giovani donne finiscono per essere risucchiate in una vita di prostituzione e pornografia. “I bambini più piccoli sono spesso venduti come operatori domestici o, peggio ancora, per essere usati come donatori di organi o per attività criminali o per fare i braccianti agricoli. I più grandi finiscono nelle locali case di prostituzione o in quelle di Johannesburg. Il prezzo da pagare per essere liberati è molto alto”.
Anche secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione delle Nazioni Unite, l’Africa australe è “un terreno fertile per… il traffico di esseri umani”, che è svolto da criminali “altamente organizzati”, con la complicità di poliziotti e funzionari dell’immigrazione che dovrebbero impedire tali traffici. Il rapporto identifica Mozambico, Malawi e Lesotho come “i paesi da cui provengono in maggioranza le donne e i bambini venduti in Sud Africa”. Il portavoce della IOM Maciej Pieczowski ammette che il traffico di essere umani è difficile da controllare. “A differenza delle droghe… con gli esseri umani è difficile dire quanti se ne vendono, ma siamo convinti che siano tanti”. Gli operatori sociali e la polizia condividono la convinzione che la mancanza di leggi contro il traffico di esseri umani nella maggior parte dei paesi della regione ha contribuito a far crescere quello che molti considerano il moderno traffico di schiavi.

Ecologia e sviluppo

ottobre 11, 2008 on 11:39 am | In Africa | No Comments

Oggi è una giornata un pò particolare per me, un mucchio di pensieri si affacciano, passano, fanno capolino, ritornano nella mia mente, è una giornata strana…

ho voglia di scrivere due righe su un tema che mi sta a cuore da sempre, lo sviluppo tecnologico ed industriale del mondo occidentale.

forse sarebbe il momento per tutti quanti che si tornasse a ricercare l’armonia fra la “madre terra”, gli animali e noi essere superiori, “la razza umana”, però credo che si debba fare in fretta, prima di arrivare al punto di non ritorno…

ho trovato un vecchio articolo del 2002, incredibilmente attuale e profetico,  che tocca a 360° i problemi della terra e di tutti noi, che ci fa vedere che in 6 anni nulla è migliorato, anzi sta peggiorando tutto molto più rapidamente di quanto pensassimo, …voglio farvelo leggere…

Roberto

LO SVILUPPO SOSTENIBILE

VINCE SEMPRE LA SCIMMIA CON IL BASTONE

Eduardo Galeano

LA STAMPA

Giovedì 22 agosto 2002

CHI RIESCE A CONSERVARE L’ACQUA ? LA SCIMMIA CHE HA IL BASTONE. QUELLA CHE NON CE L’HA, MUORE DI SETE. QUESTA E’ LA LEZIONE PREISTORICA CHE APRE IL FILM DI KUBRICK “2001, ODISSEA NELLO SPAZIO”. NELL’ODISSEA 2003, IL PRESIDENTE BUSH HA ANNUNCIATO UNA SPESA MILITARE DI UN MILIARDO DI DOLLARI AL GIORNO. L’INDUSTRIA DELLE ARMI E’ L’UNICA FORMA SICURA DI INVESTIMENTO. LE POTENZE CHE DOMINANO IL PIANETA RAGIONANO CON LE BOMBE. LORO SONO LA FORZA, UNA FORZA GENETICAMENTE MODIFICATA, UN POTERE SMISURATO CHE DEBILITA LA NATURA ED ESERCITA LA LIBERTA’ DI TRASFORMARE L’ARIA IN FULIGGINE O IL DIRITTO DI LASCIARE L’UMANITA’ SENZA CASA. DEFINISCE ERRORI LE SUE ATROCITA’, E’ SORDA A QUALUNQUE AMMONIMENTO, SCHIACCIA CHIUNQUE LE SI PARI DINANZI. IL LIVELLO DEL MARE CRESCE E LE PIANURE PRECIPITANO PER SEMPRE TRA I FLUTTI. SEMBREREBBE UNA METAFORA DELLO SVILUPPO ECONOMICO DEL MONDO D’OGGI, MA NON LO E’. E’ UN’ISTANTANEA DEL MONDO FUTURO, BASATA SULLE PREVISIONI DEGLI SCIENZATI CONSULTATI DALLE NAZIONI UNITE.

PER OLTRE DUE DECENNI LE PROFEZIE DEGLI ECOLOGISTI SONO STATE ACCOLTE CON SORRISINI O INDIFFERENZA. ORA GLI SCIENZATI RICONOSCONO CHE GLI ECOLOGISTI AVEVANO RAGIONE. LO SCORSO 3 GIUGNO IL PRESIDENTE BUSH NON HA POTUTO CHE AMMETTERE, PER LA PRIMA VOLTA, CHE SARA’ IL DISASTRO SE IL RISCALDAMENTO GLOBALE CONTINUERA’ A DANNEGGIARE IL PIANETA. SUBITO DOPO PERO’ HA ANNUNCIATO CHE LA PRODUZIONE AMERICANA DI GAS A EFFETTO SERRA CRESCERA’ DEL 43 PER CENTO DI QUI AL 2020. PERCHE’ LUI E’ IL PRESIDENTE DI UN PAESE CHE INGURGITA PETROLIO E VOMITA VELENO – PIU’ DI DUECENTO MILIONI DI AUTO E MENO MALE CHE I BAMBINI NON GUIDANO. ALLA FINE DELLO SCORSO ANNO, INVITANDO GLI AMERICANI ALLA SOLIDARIETA’, BUSH EBBE L’IMPUDENZA DI DEFINIRLA COSI’: “SPINGETE I VOSTRI FIGLI A LAVARE LA MACCHINA DEL VICINO”.

LA POLITICA ENERGETICA DEL PAESE PIU’ RICCO DEL MONDO E’ DETTATA DAGLI AFFARI TERRESTRI MA PROCLAMA OBBEDIENZE CELESTI. KENNETH LAY, GRAN CAPO DELLA DEFUNTA – PER FRODE – ENRON, PRINCIPALE CONSULENTE DEL GOVERNO USA E GRANDE FINANZIATRICE DELLE CAMPAGNE ELETTORALI, ERA SOLITO DIRE: “CREDO IN DIO E NEL MERCATO”. IL PEZZO GROSSO PRECEDENTE DICEVA: “SIAMO DALLA PARTE DEGLI ANGELI”.

GLI STATI UNITI PRATICANO IL TERRORISMO AMBIENTALE SENZA IL MINIMO RIMORSO, COME SE IL BUON DIO AVESSE DATO LORO UN CERTIFICATO DI IMMUNITA’ PER AVER SMESSO DI FUMARE. “LA NATURA E’ MOLTO STANCA”, SCRIVEVA IL MONACO SPAGNOLO LUIS ALFONSO DE CARVALLO. ERA IL 1695. CHISSA’ CHE COSA DIREBBE ADESSO. INONDAZIONI E SICCITA’, CICLONI E CATASTROFI INCONTROLLABILI NON SONO QUASI PIU’ FENOMENI NATURALI. E PENSARE CHE PER LE NAZIONI UNITE GLI ANNI 90 DOVEVANO ESSERE IL DECENNIO INTERNAZIONALE DELLA RIDUZIONE DEI DISATRI NATURALI. RIDUZIONE ? E’ STATO IL DECENNIO PIU’ DISASTROSO DELLA STORIA: CI SONO STATE 86 CATASTROFI, CHE HANNO FATTO MOLTI PIU’ MORTI DELLE GUERRE CHE HANNO IMPERVERSATO NEGLI STESSI ANNI. IL 96 PER CENTO DI QUEI MORTI VIVEVA IN NAZIONI POVERE, CHE GLI ESPERTI INSISTONO A CHIAMARE “PAESI IN VIA DI SVILUPPO”.

CON DEVOZIONE ED ENTUSIASMO, IL SUD COPIA E MOLTIPLICA LE PEGGIORI ABITUDINI DEL NORD, COME LA RELIGIONE AMERICANA DELL’AUTOMOBILE, IL DISPREZZO PER IL TRASPORTO PUBBLICO, IL MITO DEL LIBERO MERCATO E DEL CONSUMISMO. E FANNO PONTI D’ORO ALLE FABBRICHE CHE INQUINANO IN CAMBIO DI SALARI DEGNI DEL TEMPO DEGLI SCHIAVI.

IL PIANETA MUORE UCCISO DA QUESTO STILE DI VITA. LE PAROLE HANNO PERSO IL LORO SIGNIFICATO, COME IL MARE VERDE E IL CIELO AZZURRO HANNO PERSO I LORO COLORI. LE STELLE TREMANO DI STUPORE E TIMORE. NON RIESCONO A CAPIRE COME QUESTO NOSTRO MONDO, COSI’ ARDENTEMENTE CHINO SUL SUO STESSO ANNIENTAMENTO, SIA ANCORA VIVO. E TREMANO PERCHE’ HANNO VISTO CHE HA INCOMINCIATO A INVADERE ALTRI CORPI CELESTI.

Il mondo degli animali

ottobre 10, 2008 on 5:34 pm | In Africa | No Comments

Entrare in punta di piedi nel mondo degli animali, non interferire ma essere spettatori consapevoli, non disturbare, considerarli parte del “tutto”, ecco il nostro obiettivo; apprezzare le loro capacità di interazione, apprezzare un mondo diverso ma altrettanto importante, degno del massimo rispetto.
Non vogliamo guardarli solo come spettacolo al nostro servizio, una bella foto od un bel filmato non valgono in nessun caso il disturbo, il fastidio arrecato all’animale
dato da un approccio sbagliato.
Cercare di essere meno invasivi possibile, non lasciare tracce o fare rumori per loro molesti, essere in grado di fare parte del loro mondo oppure non farsi assolutamente notare.

Così facendo si riescono ad ottenere dei risultati incredibili ed ancora migliori rispetto ad esempio alla ricerca spasmodica della bella foto a tutti i costi , si viene ricompensati dall’essere in armonia con un mondo a noi vicinissimo e ricompensati con spettacoli naturali incredibili e talvolta mille volte più belli perché autentici.

Roberto

Ecco la testimonianza di una viaggiatrice ( non per caso ) in Africa per la prima volta, Tiziana, da sempre vicina al mondo degli animali e diplomata in zoontropologia, che ha partecipato ad un mio viaggio in Namibia.

“Ricordo che qualche anno fa parlando con una mia amica dei paesi che avremmo voluto visitare l’Africa per me non era uno dei paesi che avrei visitato per primo.
Lei voleva conoscere la cultura i popoli, io sinceramente ero più interessata alla natura.
L’idea di rincorrere degli animali per fotografarli e poi tornare in Italia e dire agli amici guardate che belle foto senza aver capito nulla, mi sembrava molto squallido.

Un anno fa qualcosa è cambiato
Ho intrapreso uno studio di Zooantropologia, la Zooantropologia ha come obbiettivo lo studio del rapporto uomo-animale negli eventi di interazione e di relazione e la valutazione per la prima volta dei contributi apportati all’uomo in questo rapporto
L’animale per chi abbraccia questa visione ed esce dalla visione antropocentrica è il prossimo il fratello e non un inferiore surrogato da visionare come ad una mostra .
E’ cambiata la mia visione e mi sono detta perché non andare in questo paese patria di quegli animali che noi vediamo solamente nei circhi o in quei tristi zoo safari fatti passare per enciclopedie viventi o peggio come passatempo domenicale; e conoscerli.
E si dico conoscerli, per noi esseri umani conoscere vuol dire solo parlare con l’altro e se possibile la stessa lingua.
Conoscere è anche mettersi in discussione e approcciarsi ad un linguaggio diverso, quello del corpo e a gerarchie diverse. Accorgersi di similitudini e differenze e magari comprendere che l’uomo attuale è un insieme anche di informazioni prese da questi animali nei tempi passati.

Vivere questi viaggi con consapevolezza e non pensando che solo la nostra società è perfetta e che tutti gli esseri viventi dovrebbero prendere esempio da noi, può fare capire perché certi atteggiamenti che a prima vista sembrano violenti, inconsueti, assurdi, sono normalissimi nella società animale che in quel momento stiamo osservando .

Assicuro che fare foto con questa consapevolezza è di gran lunga più gratificante, sai quello che vuoi fotografare e perché.

Fare delle foto ad una Leonessa con i suoi cuccioli o a una elefantessa con il suo branco e conoscere e capire cosa stanno facendo è veramente bello, torni arricchito di qualcosa di unico.

Percorrendo chilometri alla ricerca di animali da fotografare ci si imbatte in scorci di vita e si capisce che ogni specie ha sue caratteristiche peculiari e di gerarchie ben definite.

Gli Elefanti, animali veramente affascinanti e veramente enormi, trovarmelo a pochi centimetri è stato un’esperienza che non dimenticherò mai, sono riuscita a contare le rughe della pelle della proboscide; sono molto longevi vivono fino 70/80 anni.
Sono organizzati in società matriarcali con una femmina capobranco, è lei la depositaria del sapere ( piste , cibo, pozze ecc )
Nei branchi vivono generalmente solo femmine , piccoli e maschi giovani.
I maschi alla maturità sessuale verranno allontanati e formeranno gruppi di maschi o saranno solitari .
Normalmente si incontrano solo alle pozze d’acqua.
Ho raccontato l’aneddoto delle rughe in quanto, la femmina capobranco, mentre noi dentro la nostra scatoletta bianca ( auto ), che strano animale doveva essere per lei e che brutto, eravamo intenti a guardare un piccolo che si destreggiava con il suo attrezzo nuovo, la proboscide, e non sapeva come usarla, era indeciso se calpestarla, infilarsela nelle orecchie o magari forse era più utile in bocca; è venuta a controllarci dal finestrino. Devo ammettere che per un secondo il cuore si è fermato, non perché lei fosse minacciosa ma era enorme e faceva vedere e capire il suo ruolo; doveva proteggere il piccolo a tutti i costi .

Gli elefanti adulti non hanno nemici in natura, ma da piccoli si .
I loro nemici sono i predatori
Il più famoso ormai per il celebre film Walt Disney è il LEONE

Il Leoni predatori per eccellenza, vivono in branchi composti da 1 o 2 maschi con femmine e cuccioli .
Ai due anni di età i cuccioli maschi vengono cacciati da branco e dovranno conquistarsi un loro branco .

L’attività di caccia viene svolta dalle femmine che accerchiano la preda: Se le prede sono grosse il maschio è indispensabile per la caccia, grazie alla sua dimensione riesce a dare il colpo di grazia per abbattere la preda.

Questi gattoni passano molto tempo come tutti i felini a dormire .
Come ad ogni cucciolo di ogni specie fino ad una certa età è permesso veramente tutto, tirare le orecchie del padre o della madre saltarle addosso, fare il gradasso. Assicuro che osservarli è uno spasso; soprattutto è una gioia e un enorme emozione guardare lo sguardo della madre con i suoi cuccioli. Si percepisce qualcosa che forse i leoni non avevano mai ispirato… Amore

Non tutti i predatori sono uguali e sopratutti non tutti i felini in africa sono uguali.
Ammetto che io stessa pensavo così

I leopardi ad esempio sono animali solitari .
Un maschio solitamente ha un territorio comprendente i territori di 4 o 5 femmine, noi umani diremmo “fortunato lui, ha un Harem”
Si incontrano solo per gli accoppiamenti.
La femmina resta con i cuccioli fino ai due anni, poi faranno vita solitaria.
Non teme l’uomo ma non ama averlo vicino
La cosa che mi ha affascinato del leopardo sono i suoi occhi di ghiaccio, penetranti sembra che ti perforino

L’animale che più mi ha sorpreso come atteggiamento è il Ghepardo
Mi sono detta ma…………..è un gattone miagola, ebbene si fa un verso che è praticamente uguale ai nostri piccoli felini

I Ghepardi sono gli animali più socievoli con l’uomo e lo sono stati sin dall’antichità.
Ricordiamo i gattoni rappresentati in alcuni bassorilievi dell’antico egitto, ad esempio, sono loro.
Le femmine vivono da sole e i maschi a volte formano una coalizione di fratelli cacciano assieme e cercano le femmine assieme, si incontrano solo per l’accoppiamento e poi AMICI COME PRIMA, cavolo per l’uomo della nostra epoca sarebbe una pacchia.
Il Ghepardo avendo bisogno per cacciare di ampi spazi in cui non ci siano altri predatori che gli rubino la preda dopo che ha cacciato, tende a stabilirsi nelle tenute di allevatori che mal tollerano l’inquilino e così vengono decimati e sono a fortissimo rischio di estinzione .

In molti paesi in Africa, soprattutto in Namibia, sono sorte delle associazioni per proteggere questo bellissimo animale e cercare di insegnare agli umani la convivenza pacifica . E’ possibile, non semplice ma attuabile

Solito discorso…. Basta scendere dal nostro piedistallo”

Tiziana Giacalone

Referee Pet Operator

Tiziana Giacalone, nata a Milano 11 dicembre 1970, vive a Milano e si occupa da sempre di animali e ultimamente di relazione fra uomo/animale.
Ha effettuato numerosi studi nell’ambito, ultimamente ha conseguito il diploma di Referee Pet Operator presso la S.I.U.A ( Scuola Iterazione Uomo Animale )del Prof. Roberto Marchesini, collabora con l’associazione THINK DOG per la costruzione a livello zooantropologico e cognitivo di progetti di Pet Therapy e Attività assistite con Animali. Collabora con l’OIPA ( Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali ) come Responsabile Formazione, facendo incontri nelle scuole (elementari medie e superiori ) allo scopo di far conoscere le problematiche degli animali e come cambiare la visione comune dell’animale .
Collabora con studi veterinari allo scopo di conoscere meglio gli animali d’affezione e negli ultimi anni ha iniziato a praticare Reiki sugli animali con discreti risultati.

e-mail: KAMALOGA@LIBERO.IT

rieccomi!!

ottobre 9, 2008 on 5:19 pm | In Africa | No Comments

Ciao a tutti,

in africa australe l’inverno è ormai finito e ci stiamo avvicinando a passi veloci alla stagione delle piogge e della rinascita.

E’ stato un lungo inverno, l’africa sta cambiando molto rapidamente, forse troppo, o forse sono io che dopo tutti questi anni sto cambiando…

Fatico a riconoscere le persone ed i luoghi, siano esse locali oppure arrivino dall’occidente…, le persone con cui viaggio in questi paesi, sia per piacere o per lavoro mi sembrano, tranne rare eccezzioni, sempre meno in sintonia con la terra e la madre africa, e sono sempre meno anche le persone che ci vivono e continuino a sentire questa terra come “propria”, nel senso buono del termine, una terra da conservare perchè tutti possano goderne ed apprezzarla, ma soprattutto perchè l’africa possa continuare nel suo percorso ed ad esistere…

Forse un mondo sta finendo, ci stiamo avvicinando ad una stagione di cambiamento, e forse sono io insieme a pochi ultimi “indiani della riserva” che non voglio accettare e riconoscere il cambiamento…

Il cambiamento è sempre occasione di crescita, speriamo che sia così anche per l’africa, anche se io da inguaribile nostalgico e romantico, insieme a pochi miei amici, come l’incredibile Simon, vorrei ritornasse a ciò che era 100 anni fa…

Roberto

Pagina successiva »

Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^ Powered by WordPress with jd-sunset theme design by John Doe.