UNA BELLA NOTIZIA in SUD AFRICA

aprile 24, 2008 on 6:09 pm | In Africa | No Comments

Dopo una lunga campagna che ha visto grande sostegno e partecipazione internazionale, è con immensa gioia che l’OIPA comunica che la nostra petizione diretta a Marthinus van Schalkwyk, Ministro dell’Ambiente e del Turismo in Sud Africa, è stata accolta ed è stata emanata una nuova normativa “Policy on the management of seals, seabirds and shorebirds” per la protezione delle foche e dell’ambiente marino.

Il Sud Africa ha ratificato e aderito a parecchi accordi internazionali riguardanti la conservazione delle foche e degli uccelli marini, obbligandosi quindi a conformarsi a tali politiche. Poiché molte specie sono influenzate negativamente dalla perdita o dal disturbo dell’habitat in cui vivono nel territorio sudafricano, il Paese ha un ruolo vitale nella conservazione e nel favorire la riproduzione delle specie.
L’obiettivo della nuova legge è quello di gestire la conservazione delle foche, il monitoraggio della specie ed aderire agli obblighi internazionali.
L’uccisione delle foche, come da noi espressamente richiesto, è stata vietata. Sparare alle foche ora è un reato e se qualcuno a bordo di un vascello sarà visto condurre tale attività in mare, vi saranno pesanti sanzioni che possono arrivare fino al ritiro del permesso per la pesca.

Negli ultimi anni vi è stato un crescente ecoturismo. Riconoscendo l’interesse che le foche suscitano nelle persone, la nuova normativa vuole favorire l’accesso alle colonie, ma sempre a condizione che non sia arrecato disturbo agli animali. L’ecoturismo inoltre favorirà la creazione di nuovi posti di lavoro.
Nove anni fa, quando la nostra lega membro Seal Alert SA iniziò a lavorare sul campo per proteggere, difendere, ed esporre al mondo la triste condizione in cui vivevano le foche, non aveva alcuno strumento giuridico a cui aggrapparsi per chiedere aiuto. Il Governo non era preparato per permettere o discutere di salvataggi di foche.
Trovatosi davanti a migliaia di foche senza alcuna protezione, Francois Hugo iniziò una lunga campagna in cui al termine di ogni giornata inviava messaggi alle autorità per mostrare loro foto e documentazione sul lavoro svolto. L’inizio fu difficile in quanto intimidazioni, minacce e ritorsioni erano la costante. Poco alla volta la situazione è cambiata, ed ora grazie alla nostra petizione le foche hanno dei diritti riconosciuti.

“Dopo migliaia di lettere, mail, articoli sui giornali, e soprattutto grazie alle oltre 20.000 firme raccolte dall’OIPA, col sostegno di un leale e pioniere gruppo di persone provenienti da ogni parte del mondo, ce l’abbiamo fatta – dichiara Francois Hugo, Presidente e fondatore di Seal Alert SA, lega membro OIPA ed associazione con cui avevamo dato il via alla campagna – Ora gli sforzi si dirigeranno verso la Namibia. Per tutto quello che avete fatto, vi mando il mio più profondo ringraziamento”.

Oggi, grazie alla nuova normativa, è possibile intervenire, tramite autorizzazione, per salvare e riabilitare le foche: Seal Alert SA contribuisce alla conservazione della specie sia curando gli esemplari feriti o malati, sia riportando alle autorità locali i casi di maltrattamento.
Le foche che hanno bisogno di cure vengono prelevate, portate al centro per la cura delle foche, gestito dalla nostra lega membro, i cui locali sono stati concessi gratuitamente dalle autorità locali, dove vengono curate, riabilitate e quando è giunto il momento, riportate nel loro ambiente naturale.

Dopo 30 anni di silenzio, una voce potente si è alzata in difesa di questi animali. Siamo stati un piccolo esercito che ha chiesto giustizia per una specie tanto a lungo dimenticata. I tempi sono stati lunghi, la burocrazia è stata tanta, ma alla fine il risultato finale, la normativa firmata dal Ministro, ha superato ogni più rosea aspettativa.

L’OIPA e Seal Alert SA, ringraziano tutti coloro che hanno reso possibile questo piccolo grande miracolo. Dopo 30 anni senza alcun diritto, ora le foche possono contare su una nuova normativa in grado di tutelarle.

Fonte

OIPAITALIA

FESTIVAL CINEMA A MILANO PREMIAZIONE

aprile 24, 2008 on 6:06 pm | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments

Al termine di una settimana densa di proiezioni, sabato 12 aprile sono stati premiati i film vincitori del Festival del Cinema africano, d’Asia e America latina.
È stata all’insegna del ricordo di Sembene Ousmane, indimenticabile regista senegalese morto l’anno scorso, la 18° edizione del Festival del cinema africano, d’Asia e America latina che si è tenuta dal 7 al 13 aprile a Milano.

Un appuntamento ormai consolidato, che sabato 12 ha incoronato il film BUDDHA COLLAPSED OUT OF SHAME della regista iraniana Hana Makhmalbaf, come miglior lungometraggio del festival. Un film che ha come protagonisti soprattutto i bambini, e che ci richiama a riflettere sulle origini del fanatismo in Afghanistan. Miglior pellicola africana LA MAISON JAUNE, del regista algerino Amor Hakkar. Due i premi dedicati ai documentari: la sezione Documentari Finestre sul Mondo,vinta dalla mozambicana Isabel Noronha, con il suo NGWENYA, O CROCODILO, e EN ATTENDANT LES HOMMES della senegalese Katy Lane Ndiaye, vincitrice del miglior Documentario Africano, e anche del premio Cumse.

Agguerritissima la competizione tra i cortometraggi africani in concorso: tra il bellissimo PERCUSSION KID, vincitore del premio CINIT-CIEMME e C’EST DIMANCHE! di Samir Guesmi, vincitore del premio Ismu, alla fine il premio della giuria come miglior cortometraggio è andato a Sarah, di Khadija Leclère, delicato racconto del fugace ritorno in patria di Sarah, marocchina che vive in Belgio che non ha mai conosciuto la sua famiglia, e del suo unico e difficile incontro con la madre.

Molte le novità del festival di quest’anno: oltre al gradito ritorno della sezione settimana arabica, dedicata alle produzioni in tutto il mondo arabo, dal nord Africa al Medio Oriente, l’inaugurazione di quella che, si spera, diventerà una tradizione dell’evento: il festival center, un punto di incontro per pubblico, registi, cinefili, per parlare di cinema ma anche di culture e di dialogo.

SAN “ i bosjemans” (i boscimani)

aprile 19, 2008 on 11:17 am | In Africa | No Comments

Questo è forse il più straordinario popolo ancora esistente in africa in totale simbiosi con il “tutto”…. purtroppo è in grave difficoltà, nei prossimi giorni  vi racconterò i loro problemi.

L’uomo della boscaglia  “Il giorno che moriremo una lieve brezza cancellerà le nostre impronte sulla sabbia. Quando calerà, il vento chi dirà nell’eternità che una volta camminammo qui, all’alba del tempo?”  poesia boscimana 

Gli uomini del bush (boscaglia). Questo significa “bosjemans”, il vocabolo boero che da tre secoli si utilizza per indicare i San, probabilmente il gruppo etnico più antico dell’Africa australe. Una volta erano i padroni, si fa per dire, delle terre che spaziavano dal Capo di Buona Speranza (dove l’oceano atlantico e l’indiano mischiano le proprie acque all’ombra della Table Mountain) fino ai territori dell’Angola e della Rhodesia. Oggi i più autentici tra i discendenti di quegli uomini vivono nelle lande arse del Kalahari namibiano e del Botswana. Ma hanno conservato la loro caratteristica più importante: non allevano animali e non coltivano la terra. Erano cacciatori-raccoglitori e anche adesso gli uomini cacciano e le donne raccolgono. Per questo motivo, durante l’occupazione coloniale dell’Africa meridionale, sono stati considerati un inutile intralcio: non avevano terreni che da razziare né animali che si potessero rubare. I Boscimani sono un popolo nomade. Essi quando nel deserto trovano un albero carico di frutti smettono per un po’ di tempo il loro vagabondaggio e costruiscono delle capanne provvisorie nella steppa sabbiosa. Si dividono in gruppi di trenta o quaranta persone. Gli uomini sono magri e le donne sono grasse con delle sopracciglia folte, occhi a mandorla, zigomi alti e grandi seni, colorito bruno, quasi sempre completamente nude salvo dei perizomi di pelle morbida. Le donne raccolgono ben 105 specie di piante e, quando capita, anche serpenti commestibili, insetti, bruchi, uova di uccelli e soprattutto di struzzo, miele, di cui i Boscimani ne sono ghiotti, tartarughe, piccoli roditori. Di ogni pianta conoscono il valore nutritivo, le proprietà medicinali, la possibile utilizzazione come veleno, come cosmetico. Delle prede abbattute i Boscimani non sprecano assolutamente nulla: dalle parti commestibili fino ad arrivare alle pelli, la vescica (è usata come contenitore), l’intestino (è usato come corda), le ossa trovano vari impieghi. Non si spreca nulla neanche nel regno della natura: un cacciatore non ammazza più del necessario, neppure se si trova di fronte a un intero branco di animali. Le donne non raccolgono mai le piante fino al loro esaurimento, per non compromettere il futuro raccolto. Oggi i Boscimani sono dei profughi, degli sradicati, resti di un popolo messe alle strette ma che una volta occupava vaste zone dell’Africa e tutto il sud.
Le loro stupende pitture sono state scoperte in Tanzania, in Etiopia, in Uganda, e nel Sudan meridionale, insieme ad alcuni dei loro manufatti, quali per esempio le sfere di pietra forata ancora in uso per appesantire le zappe. E da un capo all’altro dell’Africa meridionale altre pitture su roccia, nomi di località che derivano dai loro dialetti e i particolari resti fossili dei loro scheletri. Successivamente si incrociarono con popolazioni Bantu dalla cultura più avanzata che praticavano l’agricoltura e l’allevamento del bestiame e furono conosciuti con il nome di Ottentotti.

Boscimani

 Tra le caratteristiche più sorprendenti dei boscimani va ricordata senz’altro una formidabile conoscenza della natura, dei fenomeni fisici e biologici. Ma anche nozioni approfondite di medicina, di botanica ed etologia.
Dalle tracce lasciate sul terreno riescono a determinare il sesso, l’età, la velocità di spostamento e altre informazioni cruciali su un animale. I boscimani vivono nell’ambiente, non lo dominano: sono predatori e prede, adattati (o costretti) a vivere in condizioni estremamente difficili, dove l’acqua è la risorsa più importante e più incerta. Per conservarla si utilizzano uova di struzzo: riempite d’acqua, vengono distribuite sul territorio e utilizzate come serbatoi d’emergenza nei periodi di maggiore siccità. Il linguaggio è, oltre alla conoscenza della natura, la seconda ricchezza dei boscimani. La gamma di suoni è articolatissima e comprende i famosi “click”: ne esistono sei tipi codificati che si ottengono disponendo la lingua tra il palato e le gengive in maniera particolare. Oltre che con i suoni comunicano anche con il resto del corpo: sguardi, ondeggiamenti del capo, messaggi con le mani. Ciò deriva, presumibilmente, dalle strategie di comunicazione silenziosa utilizzate per coordinare le operazioni durante le attività di caccia.
Ma come cacciano i boscimani? Iniziamo dalle micidiali frecce avvelenate, la cui preparazione è un vero e proprio rito di gruppo. Da un’apparentemente innocua larva di coleottero si estrae un veleno potentissimo. Si aggiungono poi sostanze di origine vegetale che servono ad accelerarne la circolazione nel corpo dell’animale colpito. Le battute di caccia a volte durano settimane intere: interminabili ore di appostamenti silenziosi. Sempre all’erta, di giorno e di notte, anche dopo aver camminato per chilometri e chilometri. Poi una freccia centra l’animale e lo si segue con pazienza e trepidazione fino al luogo in cui il veleno ha portato a termine il suo compito omicida. La prima cosa da fare è stabilire il proprietario della freccia: a lui spetta
la parte migliore. Squartato l’animale, gran parte della carne si consuma sul posto. Tutto il resto viene poi portato all’accampamento.
I Boscimani usano seppellire i loro morti deponendo i cadaveri nel luogo prescelto in posizione fetale, con le ginocchia raccolte sul petto. Insieme al morto seppelliscono tutte le sue cose ed evitano il posto per uno o due anni. Le donne, i bambini e i ragazzi più giovani portano delle collane fatte di frammenti di gusci d’uova di struzzo.
 I Boscimani amano l’arte, e in particolare la musica, il canto e la danza. Il loro principale strumento musicale è una specie di arco che tengono premuto contro la bocca, adoperano anche una specie di lira a quattro corde. Danzano spesso sia per piacere personale o sia per piacere. La cosa più triste è che i Boscimani hanno completamente abbandonato le loro forme d’arte maggiormente sviluppate e più caratteristiche, la pittura e l’incisione. Le opere sono piene di colori, naturalistiche e raffinate. Molti dipinti mostrano razzie di bestiame, danze, scene magiche o mitologiche rappresentanti figure umane con volti animali. I pittori Boscimani non esistono più; eppure, il loro popolo, ostinatamente, sopravvive. Ancora oggi in molte comunità boscimani le famiglie si raccolgono intorno al fuoco di notte: le donne forniscono con mani e piedi la base ritmica delle danze mentre giri vorticosi su se stessi, sempre più veloci e incontrollati, sono il segno che qualcuno sta cadendo in trance: una pratica comune a molte etnie africane, cui si attribuisce un valore sociale rilevante e fondamentale per sanare i contrasti interni al gruppo. Se la caccia è stata fruttuosa ci sarà una festa sotto gli alberi, magari con arrosto di porcospino e di bruchi. Tutti vi partecipano mangiando ogni parte degli animali catturati, eccetto i bambini inferiori ai tre anni che succhiano ancora il latte materno.
Il Boscimano ama e odia intensamente. E’molto leale e molto vendicativo. Per tutta la sua vita rimane come un bimbo, poco incline al lavoro, amante del gioco, della danza, del canto, della pittura…, ma soprattutto ama ascoltare e narrare storie. (Dorothea F. Bleek, 1923).

Esiste un supremo creatore che dispensa fortune e sventure ed una divinità minore che porta solo guai per gli uomini. Fino a non molto tempo fa si credeva (e ancora oggi molti sono restii a cambiare idea) che la divinità suprema venisse identificata dai boscimani con la mantide. E’ in realtà solo un caso che i nomi utilizzati per indicare il sommo dio e il verde insetto si pronuncino in maniera identica: non esiste alcun rito o rappresentazione visiva che rechi tracce significative di devozione nei confronti della mantide. Anzi, l’aspetto che spesso si associa a Ka’aggen (questo il nome dell’essere supremo) è quello di un enorme corvo nero con la testa piatta e artigli sulle ali. Per i boscimani ogni animale è stato precedentemente un uomo: anche per questo non si uccide mai più selvaggina del necessario. E proprio gli animali sono il centro della vita boscimane: sono la carne che li tiene in vita, sono i protagonisti delle leggende, gli argomenti su cui si discute per ore. Una leggenda boscimane racconta che all’inizio lo struzzo era il solo essere vivente a possedere il fuoco. Gli uomini dovevano scaldarsi con pelli animali e cucinare carne cruda. Ma un giorno una coppia di boscimani vide una strana luce sotto un’ala di uno struzzo e, intuendo che poteva trattarsi di qualcosa di importante, lo distrassero e gli rubarono il fuoco. Da allora gli umani sono gli unici in grado di accendere il fuoco e lo struzzo, ancora sgomento e arrabbiatissimo per l’affronto subito, non usa più le ali. Ecco perché, pur essendo un uccello, non vola. I Boscimani ritengono che la notte non sia freddo solo per loro, ma anche per il Sole, descritto come un vecchio dormiglione che vive solitario in una capanna isolata. Così, per proteggersi dal freddo, si tira addosso la sua coperta per stare caldo, ma la coperta è vecchia quanto lui ed è piena di buchi. È per questo che l’oscurità della notte è rotta dalla luce che filtra attraverso i buchi della coperta, le stelle. Una stella cadente annuncia ai suoi cari la sua dipartita da mondo dei vivi.
 

PREGHIERA DEL CACCIATORE A NONNA CANOPO (stella)

Dammi il tuo cuore che hai in abbondanza
e tu prendi il mio che è terribilmente vuoto,
che anch’io possa essere colmo come te.
Perché ho fame, ma tu sembri essere pienamente soddisfatta,
tu che sei tanto piccola.

Perché ho fame, dammi il tuo stomaco che è sazio
e prendi il mio, che possa anche tu
provare la fame.

Dammi il tuo braccio, che il mio sbaglia mira,
e colpisci per me la preda.
Secondo i Boscimani,
la Luna piena è così perché le è cresciuto un grosso stomaco. Allora illumina la terra, mentre la gente dorme. Quando però il Sole esce all’alba, è così pieno di invidia che la colpisce con i suoi raggi, che sono coltelli affilati. Così ogni mattina taglia via piccoli pezzi dal suo corpo, finché non ne rimane una sottilissima striscia, la spina dorsale. Da quel piccolo osso la Luna comincia di nuovo a riacquistare la sua vecchia forma: prima è una Luna crescente e poi una mezza Luna e comincia a diffondere una bella luce finché ritornata alla sua pienezza originaria la sua luminosità sconfigge la notte. Allora il Sole, geloso, l’aggredisce di nuovo e ricomincia il ciclo   

IL CANTICO DELLE CREATURE. Animali e uomini nella scultura africana

aprile 19, 2008 on 11:12 am | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments
Opere della collezione Fabrizio Corsi Fino al 25 maggio 2008, presso il Museo Africano di Verona  
Una grande mostra dedicata agli animali e all’uomo, con le opere del collezionista Fabrizio Corsi.  Il Museo africano di Verona persegue nuovamente l’obbiettivo di avvicinare i cittadini veronesi ad una conoscenza approfondita e consapevole dell’Africa. Con questa mostra temporanea, accessibile fino al 25 maggio 2008, sarà possibile coinvolgere non soltanto i bambini, dato l’interesse che il regno animale suscita in loro, ma anche tutti coloro che vogliono apprezzare la simbologia della cultura materiale africana. Attraverso la rappresentazione artistica di animali tipici, si avrà l’occasione di incontrare le espressioni culturali più profonde di un’arte primitiva, dove ogni oggetto, ogni gesto, ogni riferimento sono sacri. Per le scolaresche che sceglieranno di visitare la mostra e prendere parte ai laboratori ad essa collegati, il percorso aiuterà a rendere più concreto ed efficace il processo di integrazione culturale predisposto dal programma educativo delle singole scuole. Fabrizio Corsi è nato a Pesaro. Ha lavorato per oltre 20 anni come corrispondente della FAO in Africa. Grande conoscitore, divulgatore, e restauratore delle sue stesse opere, ha organizzato una ventina di mostre in diverse città italiane, al fine di avvicinare ed appassionare il pubblico all’arte africana. Ha avuto occasione di collaborare inoltre, con alcuni Istituti di scuola superiore, organizzando insieme agli stessi studenti delle mostre monografiche a supporto dell’ attività scolastica.

Sunshine Gospel Choir

aprile 19, 2008 on 11:11 am | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments

Torino, 29 aprile  

1998-2008: dieci anni di emozioni in concerto al Teatro Nuovo di Torino

Martedì 29 aprile, alle ore 21.15, il Sunshine Gospel Choir sale sul palco del Teatro Nuovo di Torino per registrare, dopo aver inciso 5 cd,  il suo primo DVD live.L’evento rientra tra le manifestazioni previste dall’Associazione Culturale Sunshine per celebrare i primi dieci anni di attività artistica del coro.     Una scenografia singolare e accattivante farà da sfondo a quello che si preannuncia uno spettacolo originale e coinvolgente, ricco di ospiti e contributi d’eccezione.Per l’occasione il Sunshine Gospel Choir, come sempre diretto da Alex Negro e accompagnato dal ruvido timbro di Beppe Nicolosi, sarà affiancato da April Adkins, giovane vocalist americana che da qualche tempo si fa notare in Europa. Alla band si aggiungeranno Silvano Borgatta all’organo hammond, Michele Lazzarini al sax, Sergio Bongiovanni alla tromba. Ma non finisce qui: al Gospel del Sunshine, intriso di sonorità che spaziano dal work song ai più moderni ritmi di Kirk Franklin, si affiancherà l’hip hop dell’affermato gruppo ATPC che aveva già collaborato con il Sunshine in una originalissima versione rap di Stand by me. Non mancheranno naturalmente colori, suoni e voci dell’Africa con la Saint Rocky African Community e della Giamaica con Emanuel Miller. Saranno inoltre ospiti della serata Piero Vallero e DJ Double S.. Radio GrP, da sempre al fianco del Sunshine Gospel Choir negli eventi di rilievo, sarà Media partner dell’evento.  Il DVD uscirà nel prossimo autunno. Presentando il biglietto del concerto al banchetto Sunshine durante il prossimo Xmas Tour 2008 avrete diritto al 10% di sconto sull’acquisto del DVD.    Ingressi: Poltronissima numerata 25 €;  Poltrona numerata 20 €;  Poltrona 16,00 €; Ridotto ( bambini 5-10 anni) 8 €. Info: info@sunshinegospel.com, infoline Sunshine 333 4502704, Prevendite in Torino: Biglietteria Teatro Nuovo, Corso Massimo D’Azeglio 17 Torino. Tel 011 6500211; Caffè Nazionale, Via Accademia Albertina 1 ang. Via Po; Libreria Massena28, Via Massena 28;  Delta Colori & Decori, Via Foglizzo 20. A Settimo Torinese: Masterlab Video, Via Dante Alighieri

Biriani (spezzatino)

aprile 13, 2008 on 6:02 pm | In cucina tipica e ricette | No Comments

Per quattro persone:
300g bocconcini di montone, agnello o pollo
300g patate
100g riso
200g farina di mais e grano saraceno
1 grossa cipolla
1/2 banana
1 spicchio d’aglio
1 pezzetto di zenzero
2 cucchiai di succo di limone
2 baccelli di cardamomo
1 cucchiaino di cannella macinata
1/2 cucchiaino di semi di coriandolo
1/2 cucchiaino di semi di cumino
3 grani di pepe nero
2 chiodi di garofano
100ml yogurt bianco
  - Preparare una polenta piuttosto soda con la farina di mais e grano saraceno.

Nel frattempo tritare insieme la banana, l’aglio e lo zenzero, quindi aggiungere il succo di limone.

Fregare bene i bocconcini di carne con questo impasto, e lasciarla marinare.

Lasciare un cibo in infusione in un condimento con spezie per ammorbidirlo e renderlo aromatico per una decina di minuti.

Tagliare la cipolla a fette sottili e friggerla a fiamma bassa in due cucchiai d’olio per una decina di minuti. Tenere da parte.

Pelare le patate e tagliarle a fette spesse mezzo centimetro, quindi friggerle finché non sono dorate.

Porre la carne con la marinata sul fuoco, far insaporire per alcuni minuti, quindi aggiungere mezzo bicchiere d’acqua e lasciar cuocere completamente.

Lessare il riso.

Tritare insieme il cardamomo, la cannella, i semi di coriandolo, i semi di cumino, il pepe nero e i chiodi di garofano.

Quando la carne sarà ben cotta, unirvi le spezie tritate, lo yogurt e la cipolla fritta.

 Su una teglia, disporre un letto di riso lessato, e coprire con lo spezzatino e il suo sugo di cottura.

Disporre ai lati le patate fritte e infornare per una decina di minuti.

 Servire accompagnato dalla polenta, che sostituisce il pane in molte ricette della cucina africana.

Orzowei

aprile 13, 2008 on 5:57 pm | In libri e film | No Comments

oggi vorrei segnalarvi un libro, vecchiotto forse, ma che rispecchia molto dell’africa… 

ORZOWEI

Romanzo di Alberto  Manzi

« Forse è un Swazi, o un bianco, o uno del piccolo popolo. È tutti e tre, o forse nessuno dei tre. Eppure io ho visto: Boscimani, negri, bianchi sono stati capaci di amarlo e di sacrificarsi per lui quando lo hanno conosciuto. Ed egli ha amato tutti. Ecco: quando ci conosciamo, anche se la nostra pelle è di un altro colore, ci amiamo..Capitevi ,ha detto .Già comprendiamoci. Il Grande Padre ha parlato  attraverso lui.  Solo  se ci comprenderemo a vicenda , solo se guarderemo al cuore e non al colore della pelle che  quel cuore ricopre,solo allora potremo vivere insieme , felici . Se no se no  sarà la fine di tutti”.  »

Dal libro “ Saggio Pao”

Trama

.

E’ la storia di Isa ,  un bambino bianco abbandonato nella foresta sudafricana, viene trovato ed allevato come un figlio da un un vecchio grande guerriero e da una vecchia nutrice, ambedue appartenenti ad una tribù di Bantu di etnia Swazi. A causa della sua pelle chiara, Isa non riesce a farsi accettare del tutto dai membri del villaggio, che per schernirlo lo chiamano Orzowei, il “trovato”. Particolarmente ostile è Mesei, il figlio del capo del villaggio. A causa del pregiudizio razziale, Isa non viene accolto fra gli adulti guerrieri della tribù pur avendo superato la drammatica prova dell’iniziazione. Decide quindi di allontanarsi dal villaggio e si rifugia nella foresta, dove viene accolto da una tribù di Boscimani e nuovamente adottato come un figlio dal saggio Pao. Suo malgrado, Orzowei si troverà a lottare contro gli Swazi che lo hanno allevato per primi, e a porre fine al conflitto sconfiggendo proprio il suo nemico di sempre, Mesei.

Donne d’Africa, l’Africa delle donne

aprile 13, 2008 on 5:53 pm | In Africa | 1 Comment

L’Africa è rosa: mogli, madri, figlie, ma non solo. Le donne restano il cardine della società africana, soprattutto nelle comunità rurali. Ma al loro tradizionale ruolo di madri e di mogli sono sempre di più le donne che affiancano la lotta per i propri diritti o l’impegno in politica.
 
Le donne africane si stanno organizzando: si incontrano, discutono, si confrontano. Come è successo a Bamako, in Mali, durante la conferenza nel Forum “Le donne protagoniste” , o al primo Forum Internazionale delle Donne Imprenditrici, che si è appena chiuso a Milano. Tra loro, anche donne dalla Libia, dall’Algeria, dall’Egitto, dal Marocco, dalla Tunisia.
 
I risultati concreti dell’impegno femminile in Africa si vedono: oltre al successo elettorale in Liberia di Ellen Johnson Shirleaf, primo presidente africano donna, attualmente in Africa ci sono 3 donne vicepresidenti, in Sudafrica, in Zimbabwe e in Burundi. Due invece i presidenti del consiglio, in Mozambico, e a São Tomé e Principe. Il Ruanda è in assoluto il Paese con la più alta percentuale di parlamentari donne (39 su 80). Nell’Unione Africana, metà dei membri della commissione sono donne, e donna è la presidente del parlamento pan africano, parlamento che ha iniziato un discussione sulla proprietà femminile della terra in Africa. Il futuro dell’Africa e quello della donna africana restano pieni di sfide, come denunciano anche i rapporti delle agenzie umanitarie, per esempio quello di dicembre 2006 dell’UNDP sulla situazione della donna nei paesi arabi, ma se l’Africa può guardare avanti con ottimismo è anche perché le donne africane si stanno facendo carico di un nuovo ruolo: essere parte del motore del cambiamento.

Per celebrare la giornata della donna abbiamo deciso di raccontarvi tre storie di donne, simbolo dell’impegno nel rinnovamento culturale e politico. Dora Bouchoucha, Tunisia: spazio ai giovani nel cinema africano Zakia Meghji, Tanzania: un ministero in rosa per la Tanzania Fatoumata Coulibaly, Mali: contro le mutilazioni genitali femminili

articolo di Sara Milanese

Festival del cinema Africano

aprile 13, 2008 on 5:49 pm | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments

Milano 7 – 13 Aprile 2008
Un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

Oltre 50 nazioni rappresentate, più di 100 tra film e video proiettati.Quest’anno il festival riserva al suo pubblico una grande novità, un Festival Center, uno spazio di incontro/bar per gli ospiti del Festival e gli spettatori che accoglierà varie iniziative: mostre e attività multidisciplinari (danza, decorazione henné, giochi di società…) ispirate alle culture dei  tre continenti.

Il Festival Center sarà ubicato nel bastione ovest di Porta Venezia e sarà attivo da martedì 8 a domenica 13 dal mattino fino alle 21. Tutte le attività per il pubblico saranno gratuite.   http://www.festivalcinemaafricano.org/

Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^ Powered by WordPress with jd-sunset theme design by John Doe.