Africa delle meraviglie

marzo 27, 2008 on 9:29 pm | In Africa | No Comments

Città d’arte, siti archeologici, storici luoghi di culto, testimonianze del passato coloniale: un assaggio di un’aspetto dell’Africa ancora troppo poco conosciuto.

 

Il turismo in Africa è spesso sinonimo di safari nei grandi parchi nazionali, bianche spiagge e paradisi naturali. Le piramidi egiziane o la città di Timboctù suggeriscono l’idea che le opere d’arte africane siano più uniche che rare. Invece, degli 830 siti individuati e protetti come patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’ UNESCO, 107 si trovano in Africa. E non riguardano solo luoghi naturali come il monte Kenya, il cratere Ngorongoro in Tanzania o le cascate Vittoria dello Zambesi: nella lista ci sono siti archeologici, vere e proprie opere d’arte architettoniche e religiose, e testimonianze del passato coloniale dal valore inestimabile.
Abbiamo scelto 7 di questi tesori, “7 meraviglie d’Africa”, che vi presentiamo sperando di darvi nuovi suggerimenti per le mete delle vostre vacanze.


Lalibela – famosissimo luogo di pellegrinaggio, Lalibela è uno dei centri più importanti del cristianesimo etiopico ed ortodosso. Undici chiese ipogee scavate nella roccia, nel cuore dell’Etiopia.

 

Djenné - antica città con costruzioni in fango, tra cui la moschea in terra più grande del mondo. Importante centro per la storia, il commercio e l’identità religiosa e culturale della popolazione del Mali.

 

Great Zimbabwe – il più importante monumento nazionale dello Zimbabwe, l’antica capitale di un impero tramontato ancor prima dell’arrivo dei coloni, il simbolo dell’indipendenza e della storia di una nazione.

 

Ilha de Moçambique – crocevia di culture, paradiso naturale, testimonianza storica del passato coloniale grazie ad opere architettoniche ancora intatte: l’Ilha de Moçambique è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1988.

 

Twyfelfontein – pitture rupestri, antiche di millenni, testimoniano la presenza, in questa valle della Namibia, di una popolazione di cacciatori, e il loro particolare rapporto con la natura e con gli animali.

 

El-Djem – un anfiteatro che può accogliere fino a 35mila persone: l’arena di El Djem è una delle testimonianze più importanti della presenza romana in Africa.  

 

Danze e maschere gelede -i beni immateriali da tutelare: le maschere gelede degli yoruba, tra Benin, Nigeria e Togo. Lo “spettacolo supremo”

I signori delle montagne

marzo 27, 2008 on 9:22 pm | In Africa | No Comments

Con meno di 700 esemplari che vivono nei parchi della regione africana dei grandi laghi, i gorilla di montagna sono una specie a rischio di estinzione. Anche se negli ultimi anni la popolazione sta aumentando, i pericoli sono ancora molti, come testimonia una recente strage: 6 i gorilla uccisi con arma da fuoco nel Parco nazionale del Virunga, in Repubblica Democratica del Congo.

L’uomo li ha incontrati per la prima volta poco più di 100 anni fa: un ufficiale tedesco, Robert von Beringe (il nome scientifico è infatti Gorilla beringei beringei) si imbatté in questa nuova specie di primati mentre esplorava la catena vulcanica di Virunga, una formazione montuosa coperta da una fitta vegetazione tropicale che si estende dal Congo al Ruanda, fino a raggiungere l’Uganda.  Gli ultimi gorilla di montagna vivono ancora qui, in aree di foresta oggi protette: il Parco nazionale del Virunga, che si estende tra la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda e il Ruanda, e il Parco nazionale di Bwindi, in territorio ugandese. È l’unico gorilla che vive sopra i 2000 metri sul livello del mare; il suo pelo lungo gli serve proprio per difendersi dal freddo.Nonostante la foresta sia molto intricata, non è un grande arrampicatore: ha un corpo massiccio che lo ha costretto ad adattarsi alla vita sulla terra. I gorilla di montagna vivono in piccoli gruppi, formati da un maschio adulto, chiamato silverback per la sella argentea che ha sul dorso, alcune femmine e i loro piccoli, fino a che questi non diventano “adulti”, a circa 8 anni. Si muovono in un territorio che si estende fino a 30 chilometri quadrati: si spostano spesso per procurarsi il cibo.

Da nuova specie a specie in via d’estinzioneIn meno di 100 anni dal loro incontro con l’uomo, i gorilla di montagna sono diventati una specie a rischio di estinzione. I circa 700 esemplari di oggi sono sopravvissuti al bracconaggio, alle guerre, alle malattie portate dall’uomo e alla distruzione costante del loro habitat naturale: la densità demografica attorno alle aree protette dove vivono i gorilla è molto elevata e la maggior parte degli abitanti dipende dai parchi per le materie prime e l’acqua.Nonostante le drammatiche previsioni di una ventina di anni fa, la popolazione di gorilla, che contava 624 esemplari nel 1989, ha ripreso a crescere, grazie soprattutto alle tante associazioni ambientaliste e realtà locali che si battono per la loro tutela, contro i cacciatori di frodo e i commercianti illegali di legname pregiato, infastiditi dalla presenza dei gorilla. Dal 2003 lESA e l’UNESCO usano i satelliti per combattere i cacciatori di frodo, tra i principali responsabili delle morti dei gorilla. Le foto satellitari hanno permesso di creare delle mappe delle fittissime foreste che costituiscono l’habitat naturale di questi animali. Proprio nell’aprile di quest’anno, il Bwindi Impenetrable National Park, ha diffuso i dati del censimento dei gorilla: la popolazione del parco è aumentata di circa il 6%, dall’ultima stima demografica eseguita nel 2002.Oggi nel parco vivrebbero 340 esemplari: in meno di 5 anni sono nati almeno 20 individui. Il censimento sottolinea la presenza di numerosi giovani e piccoli ancora dipendenti dalle madri, e segnala alcuni gruppi in zone prima disabitate. Un andamento positivo che si rispecchia, anche se con meno evidenza, anche nel parco del Virunga.

Nuove minacceNonostante l’entusiasmo per i progressi e per l’andamento demografico, i gorilla di montagna non sono ancora fuori pericolo. Il riacutizzarsi delle tensioni nella Repubblica Democratica del Congo mette nuovamente a rischio la loro incolumità. Quest’anno, in meno di 8 mesi, 9 gorilla sono morti, tutti per mano dell’uomo: in gennaio due silverback  sono stati uccisi dai ribelli, che si sono poi cibati delle loro carni. Qualche tempo dopo la stessa sorte è toccata ad un gorilla femmina, mentre nell’ultimo mese sono stati ritrovati i cadaveri di altri 6 esemplari, un silverback, 4 femmine, di cui una incinta, e un cucciolo di pochi mesi.

Altri link:
African wildlife fondation- Virunga: l’organizzazione principale per la conservazione del patrimonio forestale in Africa.

L’IGCP (International Gorilla Conservation Programme), istituito nel 1991 da African Wildlife Foundation, Fauna and Flora International e WWF International ha il compito di tutelare i pochi gorilla di montagna superstiti in Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
 Nel 2001  è stato lanciato il Great ape survival project (Grasp). Il progetto ha come fine la creazione di strategie per salvaguardare tutte le specie che vivono nelle regioni africane e asiatiche.

 

Namibia day

marzo 27, 2008 on 9:11 pm | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments

REPUBLIC OF NAMIBIA

HONORARY CONSULATE FOR ITALY  

27 marzo 2008 “NAMIBIA DAY”

Giovedì 27 marzo, si terrà presso l’hotel Andreola, dalle ore 9.30, l’incontro con la stampa “NAMIBIA DAY” organizzato dal Consolato Onorario della Namibia, incollaborazione con il Comune di Milano.  

nterverranno all’incontro il Vice Premier e Ministro dell’Educazione della NamibiaNangolo MBUMBA, il nuovo Ambasciatore di Namibia in Italia S.E. DottoressaPanduleni SHINGENGE, il Console Onorario di Namibia Dottor Petter Johannesen,Rappresentanti del Comune di Milano, il General Manager dell’ Air Namibia Mr.Helois N HOABEB e il Direttore Ufficio Nazionale del Turismo di Namibia Dr.ssaValeria TIENGHI.

La Namibia, dopo la visita che il presidente Nujoma ha compiuto a Milano e Roma alla fine dinovembre del 1998, ha intensificato i rapporti con l’Italia, rapporti che si sono stretti anchegrazie alla candidatura di Milano ad ospitare EXPO 2015. L’incontro, ricco di interventi tratterà i seguenti argomenti:

1. La posizione e l’orientamento del Governo Namibiano nei confronti dellacandidatura di Milano ad ospitare Expo 2015.  Per la città di Milano l’Expò del2015 è un obiettivo molto importante per vari motivi, ma in particolare perl’indotto turistico che deriverà dall’organizzazione di una grande manifestazioneinternazionale.

2. Il ruolo della Namibia nell’Africa subsahariana in:a. Turismo: politiche namibiane per il turismo rivolte ad un pubblico italiano,scenari, evoluzioni e rapporti.b. Economiac. Politica Inoltre la Namibia (paese che avendo ottenuto l’indipendenza nel 1990, compie 18 anni il21 Marzo) presenta il nuovo Ambasciatore in italia.

3. Rapporti bilaterali tra Milano e Namibia. A seguire buffet di prodotti namibiani

Hotel AndreolaVia Scarlatti 24Milano Via Mauro Macchi 30 – 20124 Milano Tel: + 39 02 804041 Fax: + 39 02 67493658

Biltong

marzo 13, 2008 on 9:51 pm | In cucina tipica e ricette | No Comments

Il biltong è un alimento tipico della cultura afrikaner sudafricana e diffuso soprattutto in Sudafrica e Namibia.

È costituito da carne essiccata, marinata, speziata e tagliata a strisce o a pezzetti sottili.

Può essere fatto con la carne di manzo o di struzzo, o anche con diversi tipi di selvaggina (per esempio fagiano, orice, eland o springbok); si può anche usare il pesce, nel qual caso prende il nome di bokkoms.

Viene venduto in bustine di plastica ed è considerato più uno snack che un piatto da servire a tavola. La parola “biltong” deriva dal neerlandese bil (scamone) e tong (striscia).

Il biltong nacque nel XVII secolo nella Colonia del Capo (attuale Sudafrica), come evoluzione di una ricetta olandese per la carne tagliata a strisce e marinata con aceto, spezie e sale. La necessità di conservare la carne in un ambiente caldo, e proteggerla dagli insetti, portò a modificare questa ricetta aggiungendo il procedimento dell’essiccazione. Questa idea si diffuse e si sviluppò ulteriormente nel periodo del Grande Trek, in cui i boeri voortrekker che partivano dal Capo di Buona Speranza verso l’interno dovevano portare con sé scorte di cibo per molti giorni di viaggio.

Preparazione

Gli ingredienti tradizionali del biltong sono l’aceto di mele, il sale, il coriandolo, il pepe e lo zucchero.

A questi possono essere aggiunti altri sapori, come nitrato di potassio, aceto balsamico, aglio, salsa Worcestershire e cipolla.

La carne viene tagliata lungo le venature naturali, in strisce o piccoli pezzi, e marinata per diverse ore prima di essere cosparsa di spezie. Il preparato viene quindi lasciato riposare per qualche ora, e poi messo ad essiccare (tradizionalmente all’aperto, oppure in scatole di cartone o di legno).

L’essiccazione deve durare circa 4 giorni. Al termine del procedimento, il biltong assume un colore molto scuro (talvolta quasi nero) e una consistenza molto solida. Per questo motivo, le strisce o i pezzetti devono essere di piccole dimensioni e sottili, in modo che sia possibile masticarli senza fatica.

Distribuzione

Il biltong si trova praticamente in tutti i supermercati e negozi di alimentari del Sudafrica e della Namibia, normalmente con una certa scelta di sapori e di carni.

Poiché viene considerato uno snack, non è infrequente trovarlo anche presso i distributori di benzina, nei bar e in luoghi analoghi. Ci sono anche negozi (o chioschi) specializzati nella vendita di biltong. 

Cucina Namibiana

marzo 13, 2008 on 9:48 pm | In cucina tipica e ricette | No Comments

La cucina della Namibia  molto simile alla cucina Sudafricana; è influenzata dalla gastronomia tedesca.

I suoi piatti sono principalmente a base di pesce sempre freschissimo e di carne ottima e a buon mercato, considerando che la Namibia è un Paese produttore di carne di manzo e di montone di ottima qualità.

Le pregiate carni dell’oryx, del kudu e dell’antilope si trovano facilmente in quasi tutti i ristoranti della capitale, queste carni vengono solitamente servite affumicate o come patè. Altri piatti comuni sono le bistecche di struzzo, i filetti e i biltong (stringhe di carne secca).

La costa offre inoltre frutti di mare e pesce sempre fresco: aragoste, ostriche, sogliole, kinglip e steenbras.

L’influenza tedesca si può notare nel vasto assortimento di salumi, nei vari tipi di pane e nell’ottima pasticceria.

La birra locale è buona, leggera e rinfrescante.

Cucina Sudafricana

marzo 13, 2008 on 9:34 pm | In cucina tipica e ricette | No Comments

Accanto ad una cucina internazionale  di prima qualità in grado di accontentare  coloro che non amassero esperienze culinarie nuove, la cucina sudafricana presenta un cocktail di sapori assolutamente stupefacente.

Luogo di incontro di razze e tradizioni diverse, il Sudafrica esprime un felice connubio delle tante influenze dei popoli  che lo compongono. Ciò che aspetta oggi i viaggiatori  sensibili agli aspetti gastronomici è un crogiolo di influenze e gusti diversi: sostanziosi stufati di carne dall’incontro tra la cucina dei coloni olandesi; produzione di vegetali di una varietà infinita e piatti base di mais. ( per lunghi secoli base dell’alimentazione della comunità nera).

Retaggio dell’influenza anglosassone è la prima colazione  con una vasta scelta di dolci, frutta e di piatti salati (tra cui le immancabili uova e bacon) da accompagnare a tè, caffè, latte e succhi freschissimi.

La vicinanza di due oceani fa si che il pesce sia sempre freschissimo  e nelle zone costiere viene servito praticamente ovunque. Tra i piatti di pesce vanno ricordati gli snoekbrai ( cioè gli snoek alla griglia) gli stufati di pesce leggermente speziati; i mitili, le ostriche e le aragoste.

Oltre alle tante varietà di pesce, i piatti di tipici della cucina locale vedono la carne come ingrediente principale. La cacciagione e tutto quanto può essere cotto alla griglia vengono anche largamente utilizzati: struzzi, coccodrilli, facoceri e Kudu.

Anche il pollo è molto usato; è alla base di moltissime ricette. Altro elemento cardine della cucina locale è l’agnello, seguito dal maiale. Un piatto particolare è il solatie a base di maiale o agnello, tagliati a cubetti e fatti allo siedo insieme alle albicocche secche e accompagnato da krummelpap ( polenta di granturco).

Il mealie pap è un  porrige  di mais molto diffuso in  Sudafrica, in Swaziland ed in Lesotho: molto sostanzioso viene servito con salse e stufati.

Una delle più amate tradizioni sudafricane è il barbecue, importante per incontri e socializzazione. Vengono cotti manzo, montone e agnello  insieme ad una grande varietà di verdure.

La cucina Afrikaaner tradizionale fa risalire le proprie origini ai primi insediamenti  olandesi in Sudafrica.Per uno  spuntino ( quasi lo spuntino nazionale) è di rigore il biltong: pezzettini di carne, dallo struzzo all’impala, dal  bufalo  all’antilope, essiccati, i da accompagnare  all’aperitivo. 

 rusk sono biscotti  a doppia cottura utile agli escursionisti di oggi  come ai voortrekker di un tempo; le boerewors, salsicce piccanti, sono abbastanza diffuse insieme  alle braaiwors, salsicce di barbecue di pasta meno pregiata; il pojiekos, cibo tradizionale  delle famiglie boere di un tempo, è uno stufato a base di carne e verdura che va cucinato per ore sui carboni ardenti.

La cucina malese del Capo, simile alla cucina afrikaneer, nasce dall’incontro tra la cucina  degli schiavi malesi ( che spesso erano indonesiani  o del Madagascar) e quella dei primi colonizzatori  olandesi .

VINIIl vino sudafricano è ormai conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Da Provare il Kalahari Thirstland Liqueur ( ottenuto con i frutti di bosco del deserto ). I sudafricani sono grandi bevitori di birra , e a causa del clima soleggiato vengono preferite birre leggere come le lager e le pilsner.

Da provare  la birra locale fatte con il sorgo o mais m chiamata familiarmente “ shake shake” ( occorre scuotere la lattina prima di berla) ha un tasso alcolico molto basso ma è molto nutriente.

Eventi di musica, arte e cultura africana

marzo 13, 2008 on 9:32 pm | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments

Africa e Mediterraneo pubblica per la prima volta in Italia un album di Goorgoorlou, il più famoso personaggio del fumetto senegalese. L’autore T.T. Fons sarà presente in Italia per una serie di incontri con il pubblico. Giovedì 13 marzo 2008 dalle ore 21 al Circolo dei Lettori di Torino (Palazzo Granieri della Roccia in Via Bogino 9) sarà possibile incontrare l’autore, definito come il più noto autore di fumetti del Senegal, che presenterà l’album del suo personaggio Goorgoorlou pubblicato per la prima volta in italiano. Lo stesso giorno a Torino si riunirà la giuria della 4° edizione del Premio Africa e Mediterraneo per il miglior fumetto inedito di autore africano, costituita dallo stesso fumettista T.T. Fons, Sandra Federici, direttrice della rivista Africa e Mediterraneo, Andrea Marchesini Reggiani, responsabile del progetto Africa Comics, Paolo Guiducci, rivista Fumo di China, Daniele Statella, fumettista, Christophe Cassiau-Haurie, delegato culturale dell’Ambasciata di Francia all’Isola Mauritius. Dopo la presentazione del fumetto, i membri della giuria proclameranno i vincitori delle tre sezioni del Premio: Soggetto libero, Diritti umani, Storie di Migrazione.

A Pordenone, invece, dal 7 al 25 marzo 2008, presso Cinemazero (Galleria ZeroImage), all’interno della rassegna “Gli occhi dell’Africa: rassegna di cinema africano” sarà allestita la mostra di fumetti “Goorgoorlou. Un eroe senegalese”.

 L’iniziativa è promossa da Africa e Mediterraneo e Collegio del Mondo Unito, Time for Africa Onlus, Associazione Multiculturale per l’integrazione degli Immigrati – Udine, Caritas Diocesana di Concordia-Pordenone e Cinemazero.Il 7 marzo è stata inaugurata ufficialmente la mostra attraverso un convegno. I temi trattati sono stati numerosi: “Il personaggio di Goorgoorlou e il pubblico senegalese” (con T.T. Fons), “Il fumetto come strumento di denuncia sociale in Africa” (con Sandra Federici), “L’atelier di fumetto Africa Comics a Dakar” (con Andrea Marchesini Reggiani), “La comunicazione attraverso il fumetto nell’azione delle ONG” (con il presidente di Time for Africa Umberto Marin).

Goorgoorlou è l’uomo medio senegalese, eterno disoccupato, che si arrabatta per le strade di Dakar per recuperare qualche spicciolo per la spesa quotidiana della famiglia.
Il personaggio di Fons ha avuto un grandissimo successo nel suo paese, grazie anche alla trasposizione in un telefilm trasmesso quotidianamente alla Radio Télévision Senegalaise.

Nel maggio 2006, Africa e Mediterraneo ha organizzato a Dakar, nell’ambito delle iniziative OFF della Biennale d’arte contemporanea, un workshop di fumetto per autori locali condotto dagli autori italiani Maurizio Ribichini e Manuel De Carli e dagli autori senegalesi T.T. Fons e Samba Ndar Cissé.
Il workshop è stato tenuto anche a ottobre 2007 con la fumettista Anna Ciammitti.
Le brevi storie sono state realizzate sia da autori esordienti sia da autori che da tempo cercano di affermarsi nei loro paesi come professionisti; tra i temi su cui si è lavorato c’era quello dell’emigrazione verso l’Europa come prospettiva per i giovani senegalesi. C’è chi l’ha affrontato in maniera ironica, chi avventurosa, chi ancora drammatica: per tutti è un discorso estremamente vicino, che connota la cultura in cui sono immersi.

Il progetto Africa Comics a Dakar è realizzato da Africa e Mediterraneo in collaborazione con il Centre Associé pour l’Education au Média di Dakar e della Municipalità del Quartiere di Grand Dakar e del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.
L’iniziativa di Pordenone invece è realizzata in collaborazione con Time for Africa Onlus e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.
Per info
Africa e Mediterraneo
Via Gamberi 4 – 40037
Sasso Marconi
Tel.

+39 051 840166
Fax. +39 051 6790117
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Moolaadé

marzo 13, 2008 on 9:22 pm | In libri e film | No Comments


Si alzerà dalle donne il grido di ribellione dell’Africa oppressa.

E sarà una ribellione pacifica, senza strepito e violenze. Soprattutto senza violenze, in reazione a quelle che hanno subito e subiscono fin da prima ancora di Cristo e di Maometto, come sottolinea il regista Sembene, le donne del suo paese, il Senegal, ma anche le donne del Burkina Faso, dove si trova il villaggio di Djerisso in cui è ambientato Moolaadé, e dell’intera Africa. È una storia semplice e di grande efficacia quella raccontata dal film, che porta alla luce, rendendola palese, la realtà drammaticamente attuale del rito dell’escissione, letto come purificazione, tra le bambine in età pre-puberale presso le tribù dei paesi africani a maggioranza musulmana. In un ambiente di stampo patriarcale, le donne non hanno alcun diritto di scegliere e di decidere per sé e per il proprio destino.

Collè Ardo è l’unica nel suo villaggio a non aver escisso la figlia, cioè a non averla sottoposta a una mutilazione del sesso femminile – rituale che ancora viene praticato presso alcune etnie africane. Quattro bambine, un giorno, si recano a casa della donna e le chiedono “moolaade”, protezione. Non vogliono subire l’escissione. Collè Ardo tende una corda all’entrata della propria capanna: nessuno potrà entrare. Il villaggio è in subbuglio: uomini, donne anziane, il capo della comunità: tutti sono contro Collè Ardo, ma lei – con coraggio e determinazione – cerca di resistere e di far valere le proprie ragioni e quelle delle bambine che, con amore e consapevolezza, ha deciso di proteggere. Essere donna in Africa non è facile.

E non solo in Africa. Ousmane Sembene – pioniere senegalese del cinema africano, scomparso all’età di 84 anni il 9 giugno 2007 – vince con Moolaadè la sezione Un certain regard a Cannes, edizione 2004.

Il film è il secondo di una trilogia sull’eroismo quotidiano in Africa, tema caro all’autore che da sempre si interessa ai problemi sociali del proprio continente, facendo critiche e riflessioni attente e precise sul rapporto tra Tradizione e Modernità e che in questo film parla – con una sensibilità rara per un uomo – della tragedia delle mutilazioni fisiche, ma soprattutto, psicologiche, frutto di una mentalità retrograda e di gesti criminali.

Un racconto di ampio respiro: ritmo lento (come dovrebbe essere il tempo del pensiero), tinte pastello per il villaggio assolato, commento musicale da fiaba ancestrale: questi elementi, propri del cinema epico, per far discutere sull’ignoranza e sulle pratiche superstiziose ancora in vigore in molti stati del Sud del mondo, ma anche sulla condizione femminile in società chiuse e maschiliste. Nel finale la macchina da presa inquadra un’antenna televisiva: il popolo africano (ma solo la gente d’Africa?) deve imparare a rispettare il Passato, ma anche a guardare il Futuro con maggior rispetto delle identità e dei diritti umani.

Regia: Ousmane Sembene
Titolo Originale: Moolaadé
Soggetto: Ousmane Sembene
Sceneggiatura: Ousmane Sembene
Genere: Drammatico – Sociale
Durata: 117 min.
Nazionalità: Senegal, Francia
Anno: 2004
Produzione: Ciné-Sud Promotion, Cinétéléfilms, Filmi Domireew, Les Films Terre Africaine
Distribuzione: Lucky Red
Guarda il trailer di Moolaade
http://www.icine.it/php/trailer.php?id=5861

Si ringrazia per i contenuti
www.mymovies.it
www.cineboom.it (Severino Faccin)

Più info su Ousmane Sembene
http://www.ousmanesembene.com/
   

.ZA giovane arte dal Sudafrica al Palazzo delle Papesse di siena

marzo 13, 2008 on 9:11 pm | In Mostre, spettacoli, manifestazioni | No Comments

.ZA giovane arte dal Sudafrica al Palazzo delle Papesse di siena

Fino al 4 maggio la mostra collettiva curata da Lorenzo Fusi e artisti sudafricani

2 Febbraio – 4 Maggio 2008
a cura di Marlene Dumas, Lorenzo Fusi, Kendell Geers, Bernie Searle, Minnette Vári, Sue Williamson
Palazzo delle Papesse apre la programmazione del 2008 con la mostra collettiva .za – giovane arte dal Sudafrica. L’esposizione è stata ideata da Lorenzo Fusi, che ha chiamato cinque affermati artisti sudafricani – Marlene Dumas, Kendell Geers, Bernie Searle, Minnette Vári, Sue Williamson – a collaborare in qualità di co-curatori a questo evento. A ciascuno è stato chiesto di segnalare il nome e l’opera di alcuni giovani artisti di età non superiore ai trentacinque anni. Sono stati così raccolti oltre venti lavori, per altrettanti artisti, perlopiù sconosciuti o pochissimo noti al pubblico italiano ed europeo.

L’esposizione costituisce una sorta di passaggio delle consegne fra gli artisti coinvolti e un omaggio da parte di coloro che già si sono guadagnati visibilità e una solida reputazione a livello internazionale nei confronti dei più giovani colleghi, spesso confinati nell’isolamento geografico di questa estrema propaggine del continente africano. Così, dalla generazione che ha ottenuto ampia visibilità – fra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – sull’onda dell’entusiasmo della comunità internazionale per la fine dell’Apartheid, si passa a quella recentissima e ancora in cerca di affermazione, maturata durante il processo di stabilizzazione politica che ha visto il Sudafrica trasformarsi – non senza difficoltà e contraddizioni – in una democrazia moderna.

L’esposizione guarda al Sudafrica con gli occhi dei sudafricani, non con quelli dell’Occidente, sconfessando letture preconcette e interpretazioni stereotipate della cultura del paese. Lo spaccato che ne emerge mette in risalto le conflittualità non sanate di una società multietnica, che si dibatte fra tradizioni e modernismi, fortemente protesa verso il futuro, anche in funzione del rilancio d’immagine che intende offrire in occasione dei Mondiali di calcio del 2010.

Le opere scelte non sono unite da un tema comune, ma testimoniano la diversità espressiva e dell’argomentare nell’attuale panorama artistico sudafricano, anche se – per molti degli artisti coinvolti – è possibile rintracciare una comune matrice nell’esperienza postconcettuale.

Per quanto spesso politicamente e socialmente impegnata, la ‘nuova arte’ dal Sudafrica non è più solamente inquadrabile in relazione all’Apartheid. Sembra, anzi, che i giovani artisti convocati per la mostra si impegnino nel superare questa lettura facile e univoca. Dibattuti fra rimanere in patria o emigrare, fra l’impegno sul campo e la diaspora, gli artisti di .za esemplificano perfettamente la condizione dell’intellettuale o dell’operatore culturale in posizione periferica all’interno del mondo globalizzato, dove – nonostante tutto sembri essere a portata di mano – il periferico rimane comunque e invariabilmente tale.

Tutti gli artisti presenteranno opere inedite, in molti produrranno lavori nuovi o installazioni site-specific espressamente concepite per l’occasione in rapporto agli spazi del Palazzo.

In mostra opere di Colleen Alborough, Bridget Baker, Zander Blom, Dineo Bopape, Ismail Farouk, Frances Goodman, Simon Gush, Nicholas Hlobo, Moshekwa Langa, Churchill Madikida, Nandipha Mntambo, Zanele Muholi, Ruth Sacks, Sean Slemon, Doreen Southwood, Mikhael Subotzky, Johan Thom, Nontsikelelo Lolo Veleko, James Webb, Ina van Zyl.

Il catalogo Silvana Editoriale edito in edizione bilingue, conterrà testi critici dei curatori.

Contemporaneamente a .ZA, si inaugurerà anche il nuovo progetto Bookshop con un’installazione di Paul Morrison.Ascolta Radio Papesse, l’unica radio d’arte contemporanea italiana: www.radiopapesse.org

Palazzo delle Papesse – Centro Arte Contemporanea
Via di Città, 126 – Siena
tel. 0577.22071 – fax 0577.42039
info@papesse.org
www.papesse.org

L’uomo decide e gli elefanti muoiono…

marzo 7, 2008 on 12:56 pm | In Africa | No Comments

Nei giorni scorsi è uscita la notizia che il governo sudafricano, dal 1 maggio 2008, consentirà l’abbattimento degli elefanti quando essi sono in soprannumero. Per prima cosa vorrei fare chiarezza sulla notizia:il governo sudafricano con una legge del 1994 vietava l’uccisione degli elefanti, questo perché fino ad allora a parte l’uccisione per l’avorio nelle riserve private di caccia, nello stesso parco kruger, forse il più organizzato parco africano e sicuramente la punta di diamante dei parchi sudafricani, l’uccisione degli elefanti era regolarmente praticata ogni anno per contenerne il numero. L’uccisione era più economica della cattura e spostamento, ci trovavamo quindi di fronte ad un paradosso, il più importante parco sudafricano, nato per volere di un lungimirante Paul kruger alla fine del 1800 per far si che “se io oggi non chiudo  l’accesso ad una piccola parte del Basso Veld,  domani i nostri nipoti non avranno più modo di vedere come è fatto un Kudu ,  un Eland o  un leone” 1898 Paul “Oom” Kruger , uccideva gli elefanti. A seguito della moratoria in pochi anni la popolazione è aumentata a dismisura, nonostante programmi di spostamento di elefanti da parchi con un numero eccessivo a parchi sprovvisti, oppure la vendita a riserve private. In questo momento quindi il governo abolisce la legge, si potranno nuovamente uccidere gli elefanti… attenzione però, il governo dice che ogni direzione dei parchi dovrà fornire dei piani per contenere il numero degli elefanti, non che i parchi dovranno abbatterli, dice che in ultima analisi, se piani di spostamento, contraccezione ecc non saranno possibili si potrà utilizzare l’arma dell’abbattimento, in pratica passa la patata bollente nelle mani degli organi governativi di conservazione ambientale lasciandoli però la possibilità di far quadrare i bilanci utilizzando l’arma più economica dell’uccisione. Un’ultima cosa, il problema riguarda in Sudafrica quasi esclusivamente il parco kruger… Non voglio ne mi sento in grado di commentare la notizia in modo tecnico, non sono nè un tecnico né uno studioso, né un veterinario… vorrei fare insieme a voi alcune considerazioni in qualità di persona che ha lungamente viaggiato in africa. Partiamo da una prima cosa, Paul Kruger è stato sicuramente lungimirante quando ha creato il parco, ma … chiudere degli animali  dentro un parco completamente cintato, per quanto enorme esso sia, che cosa è…? Una fortuna per questi animali o semplicemente una gabbia molto più grande, dorata, ma pur sempre una gabbia? Il parco kruger come molti altri in africa cintati e non, (perché attenzione in altri stati africani famosissimi parchi non hanno le recinzioni , ma è come se le avessero, le recinzioni sono la pressione della popolazione, degli uomini che circondano l’area destinata a parco e che ogni giorno cercano di avere più terreno per i pascoli e per le coltivazioni), è stato una fortuna li ha salvati, ma per loro è praticamente impossibile migrare e quindi sono soggetti a problemi genetici o di soprannumero o di squilibrio fra le diverse specie o di siccità… quindi vera fortuna o semplice gestione della loro vita da una specie che crede di poter controllare tutto?  Vi faccio alcuni esempi, il parco etosha in namibia è completamente cintato, i leoni di questo parco grazie al loro completo isolamento sono gli unici di tutto il continente africano a non essere stati colpiti dall’aids felino, al contempo i casi di carbonchio tra gli erbivori all’interno del parco sono ogni anno più frequenti. Nel cratere di ngorongoro, in Tanzania, la popolazione di leoni residenti è, grazie alla presenza costante di selvaggina, molte forte ed impedisce ad ogni leone nomade l’accesso, con il risultato che ogni 20 anni circa c’è un calo drastico dei leoni falcidiati da malattie portate da una loro  maggiore debolezza immunitaria causata dalla consanguineità, il numero di iene sale immediatamente finchè non arrivano leoni esterni che trovano campo libero ed il ciclo riparte. Il primo caso è stato creato artificialmente dall’uomo in modo sicuramente inconsapevole, il secondo è un ciclo naturale… la natura, il “tutto” ha sempre una soluzione. Per gli animali africani dovrebbero esserci corridoi di interscambio, gli animali dovrebbero avere la possibilità come avveniva in passato di muoversi, spostarsi tra diverse aree di pascolo, effettuare scambi genetici, interagire fra le diverse specie, quando una specie è in difficoltà con le risorse alimentari in una zona si sposta in un’altra, nessuna specie animale consuma le risorse di un’area totalmente… o forse no, scusate mi sto sbagliando, ne esiste una…l’UOMO. È incredibile come l’uomo che crea i parchi per la conservazione e li sfrutta con il turismo talvolta inconsapevole usi i parchi stessi e gli animali che si trovano all’interno come suoi “giocattoli” privati… Ogni intervento, sia esso l’abbattimento, la contraccezione, lo spostamento è pur sempre un’interferenza nella vita di esseri che si trovavano li insieme a noi migliaia di anni fa, noi abbiamo “progredito” lungo una strada, un percorso che ci ha permesso di arrivare dove siamo oggi…. La nostra “intelligenza” ci ha permesso di fare mille cose per noi e contro gli “altri” mi chiedo solo se sia vera “intelligenza” o cos’altro sia in reltà…                                                                                Concludo sperando che qualsiasi intervento venga adottato nel caso specifico degli elefanti, essendo sicuramente ormai impossibile l’utopia di un’AFRICA diversa, sia il più “intelligente” possibile……                                                                                                      Roberto 

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