Zaalouk – Insalata di melanzane – Marocco
novembre 30, 2008 on 5:43 pm | In cucina tipica e ricette | No CommentsIngredienti:
1 kg di melanzane
250 g di pomodori
peperoncino
3 spicchi d’aglio schiacciati
1 cucchiaio di paprica
4 cucchiaia di olio d’oliva
1 limone
sale e pepe
Abbrustolire le melanzane nel forno caldo per circa 45 minuti. Lasciare raffreddare e sbucciarle. Mettere in padella olio, polpa di melanzane, pomodori privi di semi e tagliati a pezzettini, sale, spezie e peperoncino e il succo di metà limone. Cuocere il tutto a fuoco basso per 30 minuti. Servire tiepido o freddo con l’altra metà del limone a spicchi e olive nere.
Se avete tempo per un libro…
novembre 29, 2008 on 4:45 pm | In libri e film | No CommentsNoi bambini di strada
I bambini di strada sono arrivati molto tardi a Koinonia, nel 2000. Prima quattro, poi dodici e poi sessanta, così, di colpo. Li chiamavano mishanga, cioè «sigaretta», perché all’inizio della loro comparsa cercavano di sopravvivere vendendo sigarette sfuse. Quando arrivarono si pensò di chiamare il centro Mthunzi, «rifugio» appunto, «riparo» per quei bambini con gli occhi rossi e lo sguardo perso nel vuoto.
Titolo: Noi bambini di strada
Autore: Chiara Michelon
Editore:i Robinson / Letture
Se avete tempo per un libro…
novembre 23, 2008 on 9:44 am | In libri e film | No CommentsOggi vi segnalo un libro di favole, dal Benin. Nei villaggi del Benin si veglia fino a tardi. Attorno ai fuochi e alle lampade a petrolio gli anziani raccontano le storie udite dai loro genitori e nonni, in una magica catena orale che, dai tempi ancestrali, unisce le generazioni e rievoca la mitica età dell’armonia tra uomini, animali e piante.
Quando il cielo era tanto vicino che lo si poteva toccare con le dita, il gallo chiamava la pioggia, il caprone parlava, lo scimmione si truccava per conquistare la ragazza più bella, e la piccola Senan, trovando una papaia matura, diceva “la regalerò alla mamma”.
In Benin si parlano oltre quaranta lingue e ci sono diverse decine di etnie.
I racconti presentati in questa raccolta provengono dalle culture lokpa, ditammari, bariba, peul, fon, mina.
Titolo: La papaia di Senan – Favole dal Benin
Autore: Paolo Valente, giornalista e scrittore
Fiori recisi: le mutilazioni genitali femminili
novembre 23, 2008 on 9:41 am | In Africa | No CommentsSono ancora una realtà. Drammatica. Ogni giorno 6000 bambine subiscono mutilazioni genitali: la assunnah, cioè la semplice rimozione del cappuccio del clitoride, o anche solo la fuoriuscita simbolica di 7 gocce di sangue; la tahara, o al uasat, o escissione, o clitoridectomia, in cui si rimuove il clitoride e parte delle piccole labbra; infine l’infibulazione, l’operazione più traumatica e crudele, che implica l’asportazione totale del clitoride, assieme alle piccole e alle grandi labbra, e la cucitura dell’apertura, lasciando solo una fessura per il defluire delle urine e del sangue mestruale.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi nel mondo ci sarebbero 140 milioni tra donne e ragazze che sono state costrette a subire l’operazione. In base alle stime, ogni anno 3 milioni di bambine, soprattutto sotto i 15 anni, vengono mutilate.
Un fenomeno legato in particolare ad alcuni paese africani, una tradizione che è molto radicata nel Corno d’Africa, in Somalia, Eritrea, Etiopia, Gibuti.
Ma anche in Burkina Faso, in Sudan, in Mali, in Sierra Leone, in Kenya.
Una tradizione di origini antichissime, che erroneamente a volte si associa a motivi religiosi o a ragioni sanitarie: le mutilazioni genitali si perpetuano grazie ad antiche credenze che mostrano gli organi genitali come sporchi, e che impongono la mutilazione nella donna per poterne definire appieno il sesso (il clitoride viene considerato come un residuo di organo sessuale maschile nel corpo della donna).
Ma la motivazione sociale che impone di tramandare questa usanza, è la volontà di controllo sulla donna. Una donna escissa, sentirà molto meno il desiderio sessuale, una donna infibulata non potrà avere rapporti sessuali se non con il proprio marito. Dove il valore della verginità è alla base della società, preservare la castità di una giovane non significa solo rispetto, significa anche una dote maggiore, e una maggiore garanzia di matrimonio, matrimonio che rappresenta ancora l’unica possibile strada per la donna africana.
Da alcuni decenni il silenzio e il riservo attorno a questo tema è stato rotto, grazie soprattutto ai flussi migratori: le donne africane hanno avuto modo di raccontare la loro esperienza e denunciare le violenza subite. Negli ospedali occidentali i medici si sono dovuti confrontare con la richiesta di genitori africani che chiedevano loro di praticare le mutilazioni sulle figlie.
Ne sono nate campagne di sensibilizzazione, studi sulle implicazioni sanitarie e sulle motivazioni sociali di questa tradizione, associazioni di donne per il supporto e la lotta al perpetuarsi di questa violenza. Le agenzie internazionali hanno iniziato a fare pressioni perché i governi dei paesi dove ancora questa pratica si mantiene mettessero fuori legge tutte le mutilazioni genitali femminili.
Battaglie che, lentamente, hanno portato ad alcuni risultati: oggi sono 14 i paesi africani dove l’infibulazione è al bando, l’ultimo di questi l’Eritrea, nel marzo 2007.
Anche i paesi occidentali si sono dotati di una legislazione in merito.L’Italia ha approvato definitivamente la legge contro le mutilazioni genitali femminili nel dicembre 2005, al termine di un iter legislativo durato 4 anni.
In molte società africane, però, le mgf restano una realtà.
Come in Mali, dove l’attrice Fatoumata Coulibaly, famosa per il suo ruolo in Mooladè, film denuncia della pratica dell’infibulazione, è attivissima per la lotta alle mutilazioni genitali femminili.
Oppure in Somalia, come racconta una donna somala in un’intervista di Igiaba Scego.
O ancora in Sierra Leone, terra natale di Neneh Rugiatu Turay, coraggiosa direttrice dell’associazione Amazonian Iniziative Women, che si batte per i diritti delle donne.
Domaine de l’Ylang Ylang – Mauritius
novembre 13, 2008 on 9:02 pm | In Curiosità | No CommentsUna distesa di piante, alberi, fiori selvaggi, esotici e colorati che emanano un profumo irresistibile.
È questo il Domaine de l’Ylang Ylang, nel cuore delle Mauritius, ai piedi dell’Anse Jochee Mountain con una splendida vista sulla baia di Vieux Grand Port.
Qui crescono i ylang ylang, “i fiori dei fiori”, delicatissimi e dal profumo dolce, ma intenso allo stesso tempo.
Da questi fiori esotici si ricava, mediante la tecnica della distillazione a vapore, un olio puro essenziale per la produzione di profumi.
All’interno del Domaine, infatti, esiste anche una distilleria.
Si dice che i ylang ylang abbiano, inoltre, qualità antidepressive e afrodisiache
LA GRANDE MIGRAZIONE
novembre 9, 2008 on 7:31 pm | In Africa | No CommentsIl Parco Nazionale del Serengeti è stato il primo parco nazionale della Tanzania ed è una delle aree naturalistiche più rinomate del mondo.
E’ scenario della Grande Migrazione (di 9 mesi su 12) con momenti significativi da Dicembre ad Agosto quando il parco si trova ad ospitare la più alta concentrazione di mammiferi della terra: oltre 5 milioni di animali, motivo per cui il Serengeti, assieme a Ngorongoro, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità e Riserva Internazionale della Biosfera.
Il parco confina a nord est con la riserva di Masai Mara (in Kenya), ad est con l’area controllata di Loliondo e la Ngorongoro Conservation Area, a sud ovest con la riserva di caccia di Maswa. Deve il suo nome alle sterminate savane ed alla parola masai Siringet, letteralmente Piana Senza Fine, ed infatti si estende su un territorio di quasi 15.000 Kmq.
Ciò nonostante solo un terzo del territorio del parco è costituito dalla savane e vi si individuano 5 differenti aree:
1. Le savane di erbe basse a sud.
2. Le savane di erbe alte ed i Kopjes di.Moru a sud ovest.
3. La Seronera Valley nel Serengeti centrale.
4. Il corridoio occidentale (western corridor) caratterizzato dal fiume Grumeti.
5. Il corridoio meridionale (northern corridor)che collega il parco con la riserva di Masai Mara in Kenya.
E’ importante notare che la grande migrazione del Serengeti non coinvolge tutti gli animali ma bensì milioni di zebre e gnù.
Anche quando non è interessato dalla migrazione il Serengeti offre abbondanza di fauna e vita selvaggia. Elefanti, ghepardi, leopardi, intere famiglie di leoni, giraffe, bufali, iene, facoceri non abbandonano il parco nel quale vivono stanzialmente, assieme alla più alta concentrazione ornitologica dopo quella del Tarangire (comprese molte specie migratorie eurasiatiche).
I periodi ed i luoghi esatti della grande migrazione variano di anno in anno in relazione ad alcuni fattori tra cui determinanti sono le piogge. Per l’impossibilità di prevedere al giorno preciso l’inizio e la fine dei fenomeni atmosferici in questione anche la miglior programmazione può fallire.
Coscienti di questo fatto possiamo affermare che statisticamente il periodo migliore per visitare il parco del Serengeti va da Dicembre a inizio giugno e si differenzia per zona come descritto in seguito.
LA GRANDE MIGRAZIONE DEL SERENGETI E LE 5 AREE DEL PARCO NAZIONALE:
1. LE SAVANE DI ERBE BASSE A SUD
Arrivando al parco dall’area di Conservazione di Ngorongoro, attraverso Naabi Hill Gate, si giunge in una zona di vaste e rigogliose savane. L’entrata è situata su un immenso Kopje (formazione granitica) da cui si gode di una spettacolare vista sul Serengeti meridionale e sulla moltitudine di animali che le popolano.
La posizione è ideale per assistere alla caccia alla gazzella da parte di leoni e ghepardi.
Da Naabi Gate procedendo verso ovest si entra nella zona di Ndutu (dal nome dall’omonimo lago).
Quest’area, da Naabi Gate al lago Ndutu, è scenario principale della grande migrazione da Dicembre a Febbraio.
Recenti studi mettono in relazione la predilezione per questi pascoli da parte degli animali con la natura alcalina e ricca di minerali soprattutto fosforo del suolo, elementi essenziali durante l’allattamento.
Questo dato potrebbe spiegare perchè circa l’80% degli gnu del Serengeti, oltre alle zebre ed agli elefanti, da tempo infinito scelgono quest’area per dare alla luce i propri figli.
Il lago Ndutu è fissa dimora per ippopotami e fenicotteri ed anche nel momento in cui la migrazione si sposta da quest’area e le savane ingialliscono nei paraggi vivono in gran numero famiglie di leoni e branchi di iene, oltre a molte specie ornitologiche.
2. LE SAVANE DI ERBE ALTE ED I KOPJES DI MORU
Procedendo sulla pista che porta a nord si arriva in una zona di savana dove l’erba è più alta.
Per primi si incontrano sulla destra i Kopjes di Gol, più a nord i Simba kopjes ed infine svoltando a sinistra si giunge ai Moru kopjes.
Questi ultimi i più visitati. I kopjes sono formazioni rocciose di granito, erose dai fenomeni atmosferici e spesso dimora di grandi felini che li usano come osservatori e come posizione strategica per la caccia: l’acqua piovana infatti depositandosi alla base e nelle fenditure della roccia attira gli animali che diventano prede.
Uno dei kopjes di Moru presenta pitture rupestri la cui origine è sconosciuta e viene generalmente attribuita ai Masai che hanno infatti abitato queste piane fino alla loro espulsione nel 1959, avvenuta poco dopo quella dei Dorobo (1955).
Ad un km da qui si trova il misterioso Gong Kopje: 3 massi di roccia in equilibrio su se stessi.
La presenza su uno dei massi di numerose scalfitture fa ritenere che la funzione di questa struttura fosse quella di un gong poichè colpito produce suoni di diversa intensità e quindi messaggi di vario signbificato .
Seppure venga attribuito ai masai, la sua origine è tuttaltro che certa.
Ne esistono di analoghi nella riserva di Maswa, dove però i Masai non hanno mai vissuto.
Il periodo ideale per visitare questa zona, se si è sulle orme della grande migrazione, è Marzo.
3. LA SERONERA VALLEY (SERENGETI CENTRALE)
Da Naabi Hill Gate, procedendo sempre verso nord si arriva nell’area centrale del parco: la Seronera valley. L’area è caratterizzata da piccole valli e radi boschetti di acacie ed è attraversata dagli affluenti principali del fiume Grumeti.
Anche nei periodi in cui la grande migrazione si trova altrove, la fauna è molto abbondante.
Vi si trovano sempre bufali, iene maculate, sciacalli, cani selvatici, giraffe e facoceri oltri ad antilopi, dik dik ed impala. Sono rinomati i suoi leoni dalla criniera nera e vi abbondano i leopardi, che tuttavia non è facile avvistare poichè tendono a sfuggire i percorsi più turistici ed amano riposare sui rami verdi delle acacie lungo i fiumi.
Sono inoltre presenti gli elefanti anche se tendono a spostarsi molto.
Tra i principali circuiti dell’area vi segnaliamo:
Il Seronera River Circuit che parte dalla Seronera hippo pool e segue il fiume. Si vedono coccodrilli, ippopotami, giraffe, antilopi, leoni e leopardi.
Wandamu River Circuit, simile per habitats al Seronera River Circuit.
Il Kopjes Circuit che gira intorno ai kopjes Masai, Loliondo e Boma (è vietato salire sui Kopjes)
Il Songore River Circuit nelle pianure a sud del fiume Seronera per l’avvistamento di gazzelle di Thompson e di Grant, alcefali, bufali e nella stagione secca (da Giugno ad ottobre) ghepardi.
Hills Circuit che conduce alle alture di Makori e Makoma hills ad ovest della Seronera valley passandoattraverso la savana di erba e poi attraverso i boschi di acacie.
Tenendo presente che lo spostamento degli animali durante la migrazione è fortemente influenzato dalle piogge, possiamo dire che statistacamente la grande migrazione interessa la Seronera valley nei mesi di Marzo Aprile.
4. IL WESTERN CORRIDOR E LA VALLE DEL GRUMETI
Da Seronera, spostandosi verso nord ovest si arriva al Western Corridor, una fascia di terra larga circa 40 km, che si estende fino al Lago Vittoria ed è attraversata dal fiume Grumeti.
Il confine settentrionale del corridoio è caratterrizzato da paludi e dalla foresta sempreverde, a sud invece da rilievi boscosi e prati da Maggio – Giugno il western corridor è scenario di uno dei più imponenti spettacoli africani: il guado del fiume Grumeti, infestato di coccodrilli, da parte delle mandrie di gnu e zebre che seguendo il percorso della loro annuale migrazione si spostano verso la riserva Masai Mara in Kenya.
In moltissimi, vecchi e deboli, moriranno durante l’attraversamento.
Prestate attenzione al cielo, dove saranno gli avvoltoi sarà anche il punto di guado.
La fauna stanziale è abbondante e si avvistano sempre gnu, zebre, giraffe, leoni, leopardi e coccodrilli, questi ultimi sopratutto in prossimità di Kirawira.
Nella foresta si avvistano scimmie colobus bianche e nere e molte specie di uccelli tra cui il Balbul verde oliva.
5. IL NORTHERN CORRIDOR, LOLIONDO E LA LA LOBO VALLEY
Da seronera proseguendo verso nord-est si arriva dopo circa un’ora nell’area del fiume Lobo. Il territorio è lievemente collinare, ricco di boschi di acacie (se ne contano oltre 25 specie diverse) ed è caratterizzato dalla presenza di molti kopjes.
Le alture nei dintorni di Lobo kopjes offrono spettacolari vedute panoramiche sulla grande migrazione nei mesi di Novembre quando gli animali rientrano in Tanzania dal Masai Mara popolando Loliondo, Ngorongoro e a sud il Parco Nazionale del Tarangire.
Da un punto di vista morfologico è l’area più interessante del parco. Iene maculate, elefanti, bufali, zebre, facoceri e gazzelle sono avvistabili tutto l’anno, assieme a ghepardi ed intere famiglie di leoni.
Parco nazionale del Serengeti
novembre 8, 2008 on 4:45 pm | In Africa | No CommentsIl Parco nazionale del Serengeti (in inglese Serengeti National Park) è una delle più importanti aree naturali protette dell’Africa orientale.
Ha una superficie di 14.763 km², e si trova nel nord della Tanzania, nella pianura omonima, tra il lago Vittoria e il confine con il Kenya (1.30’-3.20’ S, 34.00’-35.15’ E). È adiacente al parco keniota di Masai Mara e ad altre importanti riserve faunistiche.
È stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1981.
Il parco rappresenta una delle principali attrazioni turistiche della Tanzania, e la più importante di un sistema di quattro aree naturali protette detto “Northern Safari Circuit”, che include anche il Parco nazionale del lago Manyara, il parco nazionale del Tarangire, il parco nazionale di Arusha e la riserva naturale di Ngorongoro.
La gola di Olduvai
La presenza umana nell’area del Serengeti fin da tempi antichissimi è testimoniata da ritrovamenti paleontologici di straordinaria importanza; nella pianura del Serengeti si trova il celebre sito di Olduvai, dove sono stati trovati i resti dell’Australopithecus boisei, un ominide risalente a circa 1,5 milioni di anni fa.
Prima dell’arrivo degli Europei, la pianura del Serengeti era abitata principalmente dai Masai, allevatori e semi-nomadi. Negli ultimi anni dell’amministrazione coloniale tedesca, la regione divenne un’area protetta.
L’amministrazione inglese, subentrata con la nascita dello stato del Tanganika, istituì il parco nazionale nel 1951, affidandone la gestione al naturalista Bernhard Grzimek, divenuto celebre come uno dei precursori dell’approccio moderno alla conservazione dell’ambiente.
L’istituzione del parco fu accompagnata dalla rilocazione delle popolazioni locali nell’adiacente altopiano di Ngorongoro. La natura coercitiva di questa operazione ha suscitato una controversia tuttora non del tutto sopita.
Dopo il raggiungimento dell’indipendenza da parte della Tanzania, l’amministrazione del parco è stata affidata al TANAPA (Tanzanian National Parks).
Nel 1981, l’UNESCO ha dichiarato il parco Patrimonio dell’umanità per la sua ricchissima biodiversità.
Il parco ha un’estensione complessiva di 14.763 km². Si trova nel nord della Tanzania; il suo confine settentrionale coincide con quello fra Tanzania e Kenya, e lo divide dalla riserva keniota del Masai Mara.
Fra i due parchi non esistono recinzioni, e la fauna si sposta liberamente dall’uno all’altro; particolarmente note sono le massicce migrazioni stagionali di gnu. Oltre che col Masai Mara, il Serengeti confina a sudest con la riserva di Ngorongoro, a sudovest con la riserva faunistica di Maswa, a ovest con le riserve di Ikorongo e Grumeti, e a nord con quella di Lalianda.
Il clima tropicale della zona è caratterizzato da due periodi di piogge stagionali: le “grandi pioggie” da aprile a giugno e le “piccole pioggie” da ottobre a dicembre. La parte meridionale del parco è costituita da vaste praterie aride, interrotte da collinette di roccia metamorfica spesso circondate da cespugli e alberi, e note localmente come kopjes.
Queste piccole formazioni rocciose sono affiorate in seguito all’erosione del terreono circostante da parte degli agenti atmosferici.
Procedendo verso nord il paesaggio cambia: la maggiore piovosità, che alimenta anche qualche fiumiciattolo permanente, favoriscone la crescita di foreste a galleria e la formazione di zone di savana alberata (caratterizzata da boschetti di acacia) e di savana di boscaglia spinosa.
Il Serengeti è celebre soprattutto per la sua eccezionale ricchezza faunistica, che ne fa una delle regioni più rappresentative dell’ecosistema della savana subsahariana e una della maggiori attrazioni turistiche dell’Africa orientale. Vi si trovano, tra l’altro, tutti e cinque i cosiddetti “big five”: elefante, leone, leopardo, rinoceronte (nero) e bufalo.
Le mandrie di ungulati (soprattutto zebre e gnu) raggiungono in questa regione numerosità eccezionali, e danno luogo ad una spettacolare migrazione stagionale, un grande cerchio che non si interrompe mai…, fra le praterie del sud e il Masai Mara.
Smuovendo il terreno con gli zoccoli e con le loro feci, questi animali contribuiscono in al rinnovamento annuale del manto erboso del parco.
la prossima volta vi racconterò qualcosa su questa spettacolare migrazione, la più grande al mondo di mammiferi, il cerchio della vita…
Niente acqua per i boscimani
ottobre 26, 2008 on 7:49 pm | In Africa | No CommentsSono tornati nella loro terra grazie ad una sentenza storica, ma il governo botswano continua a mettere i bastoni tra le ruote ai boscimani: non permette loro di prelevare acqua. Un privilegio concesso solo a agenzia turistiche e a miniere di diamanti.
Sono passati quasi due anni dalla storica sentenza in Botswana, nel dicembre 2006, che riconosce ai boscimani il diritto di tornare a vivere nella loro terra, dopo il trasferimento forzato dal Central Kalahari Game Riserve (Ckgr), ad opera del governo botswano tra il 1997 e il 2002. Uno sfratto che la Corte ha definito illegale.
Nonostante la sentenza ancora oggi i boscimani non riescono a vivere in pace nella loro terra: all’interno del Kalahari il governo non assicura l’assistenza sanitaria e la fornitura di energia elettrica. Soprattutto, impedisce loro di cacciare e di usare l’acqua.
I boscimani chiedono almeno la riapertura del pozzo di Mothomelo, attivo fino al 2002, quando le autorità lo chiusero, costringendo di fatto la popolazione a trasferirsi nei campi di reinsediamento. Era la principale fonte d’acqua del popolo boscimane.
Da quando il governo ha smantellato e cementato il loro pozzo, durante gli sfratti del 2002, i Boscimani non hanno mai cessato di chiedere alle autorità il permesso di riaprire quella che costituisce, per loro, una risorsa d’acqua vitale durante la stagione secca. I Boscimani si sono offerti di cercare di finanziare da soli l’estrazione dell’acqua ma le autorità restano irremovibili adducendo il pretesto che il pozzo è di “proprietà governativa”.
Il presidente Festus Gontebanye Mogae continua a motivare questa rigida presa di posizione come una tutela dell’ambiente, in realtà nel sottosuolo del Kalahari ci sono ricchi giacimenti diamantiferi.
Recentemente, all’interno della riserva, vicino a Gope, sono stati scavati dei nuovi pozzi esplorativi alla ricerca di fonti d’acque.
I pozzi non sono però destinati ai boscimani, ma alla Gem Diamonds, per l’apertura di una miniera di diamanti, che, in base alle previsioni, dovrebbe fruttare oltre 2 miliardi di dollari statunitensi.
L’ipocrisia del governo botswano è scandalosa: lo stile di vita boscimane, in perfetta armonia con la natura, viene bollato come pericoloso, mentre dall’altro lato si permette la perforazione del suolo della riserva naturale alla ricerca di diamanti. Le operazioni di scavo e di perforazione necessitano di enormi quantità d’acqua.
Lo scandalo non si ferma a questo: il governo ha indetto una gara d’appalto per la costruzione di villaggi turistici in tre diverse località della riserva. Una delle tre aree è molto vicina ad una comunità boscimane, quella di Molapo. Alcune compagnie turistiche specializzate in Safari, come la Afro Ventures Botswana o la Safari Adventure Company sono state invitate a fare un’offerta per accaparrarsi le concessioni.
Se avete tempo per un libro…
ottobre 25, 2008 on 6:21 pm | In libri e film | No CommentsOggi vi consiglio il romanzo “Schegge di fuoco” di Gamal al Gitani. Nato nel 1945 in Egitto, deve la sua fama soprattutto al romanzo storico Zayni Barakat (1964), tradotto in molte lingue, che lo ha reso celebre anche in Europa.
Oggi è considerato una delle figure più significative della letteratura araba contemporanea. Vive a Il Cairo dove dirige l’autorevole giornale letterario Akhbar al-Adab.
Nella raccolta di racconti Schegge di fuoco, scritti tra il 1992 e il 1996 e per cui ha vinto il premio Grinzane Cavour 2006, si ritrovano tutte le tematiche che caratterizzano la narrativa di Ghitani: il viaggio; l’elemento autobiografico; in alcuni casi, la visione tradizionale del Cairo e la presenza femminile.
Tra passato e presente.
Titolo: Schegge di fuoco
Editore: Jouvence
Il gioco del Mancala
ottobre 24, 2008 on 11:52 am | In Curiosità | No CommentsIl gioco del Mancala, o della Semina, è un gioco antichissimo che risale agli antichi egizi, tuttora molto popolare in Africa.
È un gioco ricreativo, di strategia, basato sul calcolo in cui due giocatori tentano di accumulare più pedine possibili nelle due file di buche parallele (una per ciascun giocatore) scavate in una tavola di legno o, anticamente, nella terra all’ombra di qualche albero.
Le regole del gioco variano da regione a regione, così come il nome con cui è noto il gioco. In Costa d’Avorio, ad esempio, si chiama Awalé e si giocava esclusivamente di giorno: la notte erano gli dei a giocare le loro partite.
Un aneddoto racconta che un intero villaggio prese fuoco durante un’importante partita tra due campioni. Tutti erano talmente presi dal gioco che non si accorsero dell’incendio che bruciò tutto.
È un gioco quasi esclusivamente maschile, oggi esistono dei veri e propri campionati e i giocatori godono di una certa popolarità.
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